La Corte di Cassazione ha dato ragione a 18 infermieri del Grande ospedale metropolitano "Bianchi-Melacrino-Morelli" di Reggio Calabria che avevano promosso un'azione legale per demansionamento. Secondo quanto riferito dal sindacato Nursind, la Suprema Corte ha stabilito che il ricorso sistematico e non occasionale a mansioni inferiori, proprie del personale ausiliario, costituisce una violazione del diritto del lavoratore al rispetto della propria professionalità, anche quando l'attività prevalente rimane quella infermieristica.
A darne notizia è Vincenzo Marrari, segretario territoriale e componente della direzione nazionale del Nursind, che definisce la decisione "il giusto epilogo" di una vicenda giudiziaria avviata nel 2018 insieme al legale Domenico de Angelis.
La sentenza della Cassazione arriva dopo il pronunciamento della Corte d'Appello, che aveva ribaltato il giudizio di primo grado riconoscendo ai lavoratori il diritto a un risarcimento economico complessivo di circa 600 mila euro.
Per il vicesegretario nazionale del sindacato, Salvatore Vaccaro, il pronunciamento assume un significato particolare perché interviene in un contesto nel quale il ricorso a mansioni inferiori sarebbe stato una pratica diffusa. Secondo Vaccaro, la decisione potrebbe costituire un precedente destinato a influenzare casi analoghi.
Il segretario aziendale Michele Nucera ha inoltre ricordato che risultano ancora pendenti altri procedimenti giudiziari sul tema del demansionamento, mentre ulteriori azioni legali potrebbero essere avviate sia nei confronti del Gom di Reggio Calabria sia dell'Asp reggina.