Un'assistente amministrativa (cat. C) operante presso un’Azienda Sanitaria ha svolto per oltre quattro anni funzioni proprie della categoria superiore (cat. D). Le attività consistevano nella gestione autonoma di permessi ex L. 104, congedi, mobilità e infortuni, agendo come responsabile del procedimento. L'istruttoria ha confermato che la lavoratrice eseguiva studi preliminari tecnico-giuridici, redigeva bozze di delibere e coordinava il lavoro di altri colleghi, compiti che esulano dal supporto meramente esecutivo. Sebbene nel pubblico impiego l'esercizio di fatto di mansioni superiori non consenta l'avanzamento automatico di carriera, esso genera il diritto inalienabile a percepire le differenze retributive. Il giudice ha accertato la prevalenza qualitativa e temporale delle mansioni di "Collaboratore amministrativo professionale", condannando l'Ente al pagamento di oltre diecimila euro, oltre interessi. Emergono profili critici sulla responsabilità dirigenziale per l'assegnazione di compiti in assenza di copertura dei posti vacanti. (avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)