Dopo settimane di tensioni e lo stop al decreto che avrebbe dovuto ridisegnare il ruolo dei medici di medicina generale nella riforma dell'assistenza territoriale, tra Governo e Fimmg si registrano segnali di distensione. L'occasione è arrivata dall'evento "Spazio Salute - Politica e società civile a confronto", organizzato a Cagliari da Fratelli d'Italia, dove il ministro della Salute Orazio Schillaci e il segretario nazionale della Fimmg Silvestro Scotti hanno lanciato messaggi convergenti sulla necessità di trovare un'intesa per completare il percorso di attuazione delle Case di comunità. La scadenza del Pnrr, fissata al 30 giugno, impone infatti un'accelerazione. Se sul piano infrastrutturale il Governo continua a mostrarsi fiducioso sul raggiungimento degli obiettivi, resta aperta la questione più delicata: chi lavorerà all'interno delle nuove strutture e con quali modalità organizzative.
"Raggiungeremo il target delle Case di comunità nei tempi previsti", ha assicurato Schillaci, sottolineando però che non basta realizzare gli edifici. "Bisogna pensare anche a chi andrà a lavorarci". Per il ministro, la riforma della medicina territoriale deve essere costruita insieme a Regioni e professionisti sanitari, perché "non possiamo non collaborare con gli attori principali che erogano prestazioni ai pazienti". Parole che segnano un cambio di tono rispetto alle settimane precedenti, caratterizzate dal confronto sul decreto poi accantonato. Secondo quanto emerso dall'assemblea nazionale della Fimmg, che ha riunito a Roma circa mille delegati provinciali, il sindacato è pronto a riaprire il negoziato, purché il confronto avvenga all'interno della cornice dell'Accordo collettivo nazionale. "Siamo disponibili a trattare un accordo", ha dichiarato Scotti, ricordando però che le Case di comunità non possono basarsi esclusivamente sulla presenza dei medici di famiglia. "Servono anche altri professionisti. Se arriva un paziente scompensato, io devo poterlo mandare da uno specialista".
La frenata del provvedimento governativo ha riportato il confronto sul terreno della contrattazione. Tramontata, almeno per ora, l'ipotesi di un passaggio verso forme di dipendenza dei medici di medicina generale, il lavoro delle prossime settimane si concentrerà sulla definizione delle modalità di presenza nelle Case di comunità e sul numero di ore da garantire nelle strutture. Secondo indiscrezioni, la prossima settimana potrebbe essere decisiva per una ripresa degli incontri tra ministero, Regioni e rappresentanze sindacali. L'obiettivo sarebbe quello di definire un nuovo atto di indirizzo da inserire nell'ambito dell'Accordo collettivo nazionale. Resta tuttavia aperto anche il confronto con le Regioni. In particolare, pesano ancora le critiche arrivate dalla Lombardia dopo il ritiro del decreto. Alcune amministrazioni regionali, però, hanno già sottoscritto accordi applicativi e avviato la presenza dei medici di famiglia nelle nuove strutture territoriali. Proprio su questo punto insiste la Fimmg. Scotti respinge la narrazione secondo cui le Case di comunità sarebbero prive del coinvolgimento della medicina generale e ha annunciato un censimento nazionale delle strutture già operative con la presenza dei medici di famiglia. "Il messaggio che sta passando è che tutte le Case di comunità non abbiano la medicina generale, ma non è così", ha affermato il segretario del sindacato. Secondo la Fimmg, gli accordi collettivi firmati nell'ultimo anno e mezzo consentono già oggi la partecipazione dei medici alle nuove strutture in diverse realtà regionali.