In una complessa vicenda, una dipendente affetta da una grave patologia cronica (invalidità civile accertata tra il 46% e il 70%) viene licenziata per aver superato il limite massimo di assenze per malattia previsto dal contratto collettivo nazionale. Il caso pone al centro del dibattito giuridico la natura della discriminazione indiretta: ci si chiede se l'applicazione di una norma contrattuale apparentemente "neutra" e uguale per tutti possa in realtà penalizzare ingiustamente i lavoratori fragili. Emergono profili determinanti circa l’obbligo del datore di lavoro di porre in essere "accomodamenti ragionevoli" per salvaguardare il posto di lavoro e il rilievo della mera "conoscibilità" dello stato di handicap, che impone all'azienda un onere di diligenza superiore nella gestione del personale disabile. (avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)