Le Case di Comunità non saranno “scatole vuote” se verrà applicata la nuova convenzione della medicina generale e attivate le attività aggiuntive. Lo afferma la Fimmg, che commenta il monitoraggio Agenas sullo stato di attuazione delle strutture territoriali.
Secondo il segretario nazionale Silvestro Scotti, la piena applicazione dell’Accordo collettivo nazionale entrato in vigore il 15 gennaio 2026 consentirebbe di garantire fino a quasi tre medici di medicina generale per ciascun turno di lavoro nelle strutture hub e spoke, contribuendo alla copertura delle attività diurne e feriali.
La stima si basa sul potenziale contributo dei circa 38.000 medici di famiglia, che possono svolgere fino a quattro ore settimanali di attività aggiuntive nelle Case di Comunità, oltre alle ore già assicurate dai medici con incarico orario. A queste si aggiunge il coinvolgimento dei medici in formazione e dei tutor, con ulteriori ore di presenza nelle strutture territoriali.
“La nuova organizzazione può garantire una presenza adeguata dei medici di famiglia nelle Case di Comunità”, afferma Scotti, sottolineando che il modello non può essere uniforme ma deve adattarsi alle esigenze dei singoli territori.
La Fimmg richiama quindi la necessità di completare gli Accordi integrativi regionali, dove non ancora definiti, e sollecita l’avvio del nuovo atto di indirizzo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale 2025-2027, con l’obiettivo di chiarire ruoli e responsabilità e favorire una applicazione omogenea delle regole sul territorio.
Il sindacato ribadisce la disponibilità a proseguire il confronto con le Regioni per definire soluzioni organizzative condivise, evidenziando la necessità di modelli flessibili e coerenti con l’evoluzione del lavoro medico.