La tubercolosi resta una minaccia attuale in Europa e in Italia, con una diffusione significativa di forme farmaco-resistenti e la necessità di rafforzare diagnosi e sorveglianza. È quanto segnala AMCLI ETS – Associazione Microbiologi Clinici Italiani in un comunicato diffuso in occasione della Giornata mondiale della tubercolosi.
Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità per la Regione europea, nel 2024 si sono registrati circa 204.000 nuovi casi e 19.000 decessi, con fino a 55.000 casi di tubercolosi farmaco-resistente.
In Italia l’incidenza resta contenuta, con circa 4.000 nuovi casi all’anno, ma senza una riduzione rispetto all’anno precedente. Si osserva inoltre la circolazione di ceppi resistenti anche ai trattamenti più avanzati.
«In Europa e anche in Italia la tubercolosi non può essere considerata una malattia del passato. La stabilità dei casi e la diffusione di forme farmaco-resistenti indicano la necessità di mantenere alta l’attenzione, soprattutto nei gruppi più vulnerabili, e di rafforzare le attività di sorveglianza e controllo», ha dichiarato Daniela Maria Cirillo, direttrice dell’Unità Patogeni Emergenti dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e coordinatrice del gruppo di lavoro sui micobatteri AMCLI.
Sul piano operativo, il comunicato richiama il ruolo dell’innovazione diagnostica. L’introduzione di test molecolari rapidi, piattaforme automatizzate per la rilevazione delle resistenze e l’uso del sequenziamento genomico consentono di identificare più rapidamente il patogeno e i profili di resistenza, favorendo l’avvio precoce di terapie mirate.
«L’innovazione diagnostica consente oggi di ottenere in tempi molto più rapidi informazioni fondamentali sul patogeno e sui profili di resistenza. Questo permette di avviare precocemente terapie mirate e di migliorare in modo significativo la gestione clinica e la sorveglianza epidemiologica», ha aggiunto Cirillo.
Il quadro è influenzato anche da fattori globali. «Fattori come conflitti militari, migrazioni forzate e interruzioni dei sistemi sanitari stanno contribuendo ad aumentare la trasmissione della tubercolosi e a ostacolare l’accesso tempestivo alla diagnosi e al trattamento», si legge nel comunicato, che segnala anche la riduzione degli aiuti internazionali come ulteriore elemento di criticità.
«La lotta alla tubercolosi richiede un approccio coordinato e il coinvolgimento di tutti gli attori del sistema sanitario e della società. È necessario continuare a investire nella diagnostica, nella ricerca e nella formazione, insieme a un adeguato sostegno alle politiche di prevenzione e controllo», ha concluso Pierangelo Clerici, presidente AMCLI.
Il tema sarà al centro del 53° Congresso nazionale AMCLI, in programma a Rimini dal 27 al 30 marzo 2026, con una sessione dedicata alle micobatteriosi e all’impatto delle nuove tecnologie nel controllo della tubercolosi.