Ogni medico di medicina generale ha in media 1.383 assistiti, oltre il rapporto ottimale di 1.200, in un contesto di carenza che supera le 5.700 unità in 18 Regioni. Entro il 2028 sono previsti 8.180 pensionamenti non compensati dalle nuove leve. Lo rileva la Fondazione GIMBE.
«Sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute», afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE.
Tra il 2019 e il 2024 i MMG sono diminuiti di 5.197 unità (-14,1%), mentre il numero di assistiti supera i 50,9 milioni. Il carico assistenziale medio è in aumento, con differenze regionali rilevanti.
«Con livelli di saturazione così elevati viene limitato il principio della libera scelta», sottolinea Cartabellotta. «Diventa sempre più difficile trovare un MMG disponibile vicino a casa, anche nelle grandi città».
Sul piano organizzativo, il massimale di 1.500 assistiti per medico non riflette più la complessità dei bisogni assistenziali. «Un massimale adeguato fino agli anni Novanta oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti», osserva Cartabellotta.
Il ricambio generazionale resta il nodo principale. Tra il 2025 e il 2028 sono attesi 8.180 pensionamenti, mentre le borse di formazione sono in calo e non sempre assegnate o completate. «Il numero di medici che completa il percorso formativo è inferiore alle borse finanziate», precisa Cartabellotta.
Anche nello scenario più favorevole, il numero di nuovi medici non sarà sufficiente a coprire le uscite, con un gap stimato superiore a 2.700 MMG entro il 2028.
Le criticità si concentrano soprattutto nelle grandi Regioni, con impatto crescente sulla gestione dei pazienti cronici e fragili. «Oggi il problema si è spostato dalla mancata programmazione alla scarsa attrattività della professione», conclude Cartabellotta