La violenza contro gli operatori sanitari non è solo un problema di sicurezza ma una questione che riguarda il diritto alla salute e il funzionamento della democrazia. Lo ha affermato il presidente della FNOMCeO Filippo Anelli aprendo a Perugia il convegno “Curare senza paura”, organizzato in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari.
“Curare senza paura non è uno slogan, è qualcosa di più: è una condizione essenziale della nostra democrazia”, ha dichiarato Anelli, spiegando che quando chi cura teme aggressioni o intimidazioni non è solo il professionista a essere colpito ma lo stesso diritto alla salute. Secondo il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, la professione sanitaria rappresenta uno dei luoghi in cui si realizza concretamente il dettato costituzionale. L’articolo 32 della Costituzione, ha ricordato, tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e ogni atto clinico contribuisce a rendere effettivo questo principio.
Nel suo intervento Anelli ha richiamato anche il quadro normativo adottato negli ultimi anni per contrastare le aggressioni al personale sanitario. Tra le misure citate la legge 113 del 2020, che ha istituito l’Osservatorio sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e la stessa Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori. Più recentemente, ha ricordato, la legge 137 del 2024 ha rafforzato il sistema sanzionatorio estendendo al contesto sanitario l’istituto della flagranza differita. Il presidente della FNOMCeO ha richiamato inoltre il Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ribadendo che la sicurezza non è un privilegio ma un diritto.
Nel corso del convegno è stato presentato anche il manifesto “Medici e Pace”, approvato dal Comitato centrale della Federazione e sottoscritto a Perugia prima di essere consegnato al Custode del Sacro Convento di San Francesco ad Assisi. Il documento richiama il ruolo della professione medica nella difesa dei diritti fondamentali e nella promozione della dignità umana, affermando che “ogni atto medico è un atto di pace”. Tra i punti indicati nel manifesto figurano il riconoscimento dei diritti fondamentali come fondamento della pace, la difesa del diritto alla salute come diritto umano ed europeo, il sostegno ai sistemi sanitari pubblici e universalistici, la tutela dei pazienti più fragili e la richiesta di pieno rispetto del diritto umanitario internazionale e della Convenzione di Ginevra, con particolare riferimento alla protezione degli operatori sanitari.
Presentando il documento, Anelli ha sottolineato che “curare in guerra non significa accettarla” e che la professione medica non può essere separata dalla difesa della dignità della persona. “Quando un ospedale viene bombardato o un medico viene ucciso mentre presta soccorso – ha affermato – non è solo una violazione del diritto internazionale, è una ferita inferta all’umanità”.
Il presidente della FNOMCeO ha inoltre richiamato il contesto internazionale segnato dai conflitti in corso. “Siamo sull’orlo di un abisso, a causa di questa guerra in Medio Oriente che ci rende tutti più fragili e insicuri”, ha dichiarato. Secondo quanto riportato da un sondaggio dell’Istituto Piepoli citato nel corso dell’evento, l’84% degli italiani teme il conflitto tra Iran e Stati Uniti e il 71% ritiene possibile un coinvolgimento diretto.
Nel suo intervento conclusivo Anelli ha ribadito che difendere chi cura significa difendere la civiltà e la fiducia nelle istituzioni. “La medicina è linguaggio universale – ha affermato – e sta dalla parte delle persone, dei malati e dei più fragili”. In questo contesto, ha aggiunto, la tutela degli operatori sanitari e la difesa dei sistemi sanitari pubblici rappresentano presupposti essenziali per garantire il diritto alla salute e la coesione sociale.