«La montagna di soldi, a debito, del Pnrr, per le Case e gli Ospedali di comunità rischiano di partorire il topolino. Le Case di comunità rappresentano un’ulteriore grande opportunità solo se realizzeranno un’offerta assistenziale integrativa e non sostitutiva nel sistema attale delle cure territoriali. Un approccio ideologico, teorico senza chiarezza sul ruolo che si volgerebbe all’interno, ha larghi margini di incertezza circa l’effettiva efficacia per i pazienti e la sostenibilità per il sistema sanitario».
Interpellato dal quotidiano La Stampa il segretario di Fimmg Piemonte Roberto Venesia è molto netto: al momento non ci sono le condizioni perché i Medici di medicina generale prestino servizio all’interno delle Case di comunità. Non si parla di eventualità future ma di attualità: la Asl To 3 sta cominciando, con il direttore generale Giovanni La Valle, a fare l’appello tra i Mmg per avviare l’attività di alcune delle 91 Case previste in Piemonte.
Quello che reclama la Fimmg è un accordo regionale, «un’intesa chiara e condivisa che coniughi il rispetto degli impegni del Pnrr con la tutela dei diritti dei medici e, soprattutto, con l’interesse dei cittadini a un’assistenza territoriale efficace e di qualità. La carenza dei medici famiglia in Piemonte è drammatica anche a causa dei ritardi e della mancanza di certezze».
La questione è annosa, le ingenti somme stanziate dal Pnrr per il rilancio della sanità territoriale dopo la tempesta del Covid sono destinate alle infrastrutture ma non risolvono il problema del personale che vi dovrebbe prestare servizio. Nel caso specifico Venesia fa anche notare che i Mmg piemontesi sono già impegnati nelle 178 Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) attive nella regione: network sanitari che si propongono di consolidare l’offerta di cure primarie sul territorio attraverso una maggiore sinergia tra i medici e una copertura del servizio al pubblico dalle 8 alle 20. In sostanza il rischio di sovrapposizioni è grande, mentre le risorse umane non abbondano.
La Asl To 3, riporta sempre La Stampa, per ora non replica mentre la reazione dell’assessore alla Sanità regionale Federico Riboldi è molto istituzionale: ogni azienda sanitaria ha piena autonomia di azione e quella torinese ha bene operato creando le condizioni per mettere in pratica i principi indicati dal Pnrr.