Tra cinque anni sei medici su dieci, tra quelli in attività, saranno donne. È la proiezione elaborata dal Centro elaborazione dati della FNOMCeO – Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, diffusa in occasione dell’8 marzo.
«Due sono i risultati che saltano all’occhio guardando i numeri. Il primo è che abbiamo raggiunto l’apice della cosiddetta “gobba pensionistica”, siamo cioè nel pieno dell’ondata di pensionamenti, anzi la curva ha già iniziato a scendere», spiega Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO. «Il secondo risultato è che nelle fasce più giovani le donne medico sono già sei su dieci».
Secondo i dati della Federazione, i medici iscritti agli Ordini in Italia sono 431.150. Nel totale complessivo gli uomini restano ancora la maggioranza, con il 52,5%, anche se il divario si sta progressivamente riducendo.
Se si considerano però i professionisti con meno di 70 anni, quindi quelli più probabilmente ancora in attività, la situazione si ribalta: le donne rappresentano il 55% del totale. Solo un anno fa erano il 53%.
La crescita della componente femminile è particolarmente evidente nelle fasce di età più giovani. Tra i medici con meno di 65 anni le donne sono il 58,7%. Nella fascia tra i 40 e i 50 anni arrivano al 63% e raggiungono quasi il 64% tra i 45 e i 49 anni. Tra gli under 30 tornano a essere il 60%.
La tendenza è invece opposta nelle fasce di età più elevate. Tra i 65 e i 69 anni gli uomini rappresentano il 59% degli iscritti e la quota sale al 66% tra i 70 e i 74 anni, fino all’81% tra gli over 75.
La Federazione segnala inoltre che la fase attuale coincide con il picco dei pensionamenti. Sono infatti 52.563 i medici nella fascia tra i 65 e i 69 anni, pari al 12% del totale dei professionisti.
Secondo Anelli, la trasformazione demografica della professione richiede un adattamento dell’organizzazione del lavoro. «Nel nostro Servizio sanitario nazionale le colleghe sono già da anni la maggioranza, soprattutto nelle fasce di età in cui si costruisce la carriera e aumentano le responsabilità professionali e familiari», osserva. «I modelli organizzativi e gli orari di lavoro devono sempre più tener conto di questa realtà, prevedendo soluzioni che permettano a donne e uomini di conciliare tempi di lavoro e vita privata».
Il presidente della FNOMCeO richiama anche il tema della sicurezza degli operatori sanitari, ricordando la Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti dei professionisti sanitari e sociosanitari che si terrà il 12 marzo a Perugia. Secondo la Federazione, è necessario rafforzare le politiche di prevenzione e le misure di tutela per chi lavora nel sistema sanitario.