Il Sindacato Medici Italiani (SMI) critica la proposta di legge sulla riforma della medicina generale, attualmente all’esame della Commissione Affari sociali della Camera, e annuncia una possibile mobilitazione della categoria. «Se passa la proposta di legge Benigni siamo pronti alle dimissioni», afferma Pina Onotri, segretario generale dello SMI, in un comunicato diffuso il 4 marzo.
La proposta di legge, a prima firma del deputato Stefano Benigni (Forza Italia), è intitolata Disposizioni concernenti l'attività, lo stato giuridico e il trattamento dei medici di medicina generale. Secondo il sindacato, il testo introdurrebbe «in modo mascherato un rapporto di lavoro di dipendenza per i medici di famiglia ma privo delle opportune tutele e dello status previsto dalla dipendenza».
Nel comunicato lo SMI contesta anche il modello organizzativo che prevede attività negli studi dei medici e nelle strutture territoriali. «Coloro che parlano oggi delle attività degli studi dei medici di medicina generale per venti ore a settimana, più diciotto ore da rendere nelle Case di comunità e nelle strutture delle Asl, significa che ignorano tutto il lavoro di back office che esiste dietro l’apertura degli studi», afferma Onotri. Secondo il sindacato, l’attività dei medici di famiglia raggiunge già oggi «quaranta, cinquanta ore a settimana».
Lo SMI sostiene che la proposta porterebbe a un impiego dei medici di medicina generale senza formalizzare un rapporto di dipendenza ma caricando sui professionisti «tutti i rischi d’impresa» senza le tutele previste dal lavoro dipendente.
Il sindacato afferma di non essere «pregiudizialmente contrario» alla dipendenza, ma chiede che lo stato giuridico dei medici sia definito con chiarezza. In alternativa, secondo lo SMI, se i medici devono rimanere liberi professionisti occorre garantire loro l’autonoma organizzazione dell’attività.
Tra le ipotesi avanzate dal sindacato vi è quella di applicare ai medici di medicina generale un contratto retribuito a quota oraria, sul modello della specialistica ambulatoriale convenzionata, sia per le ore svolte nei distretti sia per quelle effettuate negli studi, con il riconoscimento di un bonus per la messa a disposizione degli ambulatori privati per il Servizio sanitario nazionale.
Il sindacato annuncia inoltre l’intenzione di monitorare l’iter parlamentare della proposta di legge e di informare la categoria sugli sviluppi del dibattito. «Lanceremo in tutto il Paese una consultazione con i professionisti medici e con i pazienti per verificare se questo nuovo modello di medicina generale sia realmente quello che vogliono gli italiani», conclude Onotri.