Sciopero nazionale il 17 aprile per i lavoratori della sanità privata e delle Rsa. A proclamarlo sono le segreterie nazionali di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, che annunciano la mobilitazione nonostante l’apertura di un tavolo fissato per il 4 marzo alla presenza del ministro della Salute. La protesta riguarda il rinnovo del contratto di circa 300mila dipendenti del comparto. “Non c’è più tempo da perdere – affermano i sindacati –: è necessario entrare nel merito delle trattative con risorse certe e con una disponibilità reale, non solo di facciata, da parte delle controparti”. Nel mirino ARIS e AIOP, che “nelle dichiarazioni affermano di voler rinnovare i contratti ma nei fatti subordinano l’apertura e la conclusione delle trattative alla piena copertura economica dei costi da parte di Governo e Regioni”.
Le organizzazioni sindacali ricordano che si tratta di “due Ccnl scaduti rispettivamente da 8 e 13 anni, una situazione non più tollerabile”. Per questo chiedono “al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni regole certe e vincolanti sugli accreditamenti istituzionali che rendano automatico il rinnovo dei contratti alle stesse vigenze della sanità pubblica, impedendo il dumping contrattuale messo in atto da soggetti datoriali e organizzazioni sindacali non rappresentative”. Al centro della protesta anche il divario retributivo con il pubblico. “Per una figura come quella dell’infermiere parliamo di circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica”, sottolineano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, ricordando che nel pubblico sono previsti ulteriori incrementi con le risorse stanziate per il triennio 2025-2027. “Un divario che sta generando una fuga di personale, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi e sulla vita delle persone più fragili e degli anziani ospiti delle Rsa”.
Oltre allo sciopero del 17 aprile, i sindacati annunciano presidi sui territori e l’invio capillare di richieste di ispezione nei luoghi di lavoro “per verificare il rispetto delle regole di accreditamento e delle condizioni operative”. “Porteremo in piazza a Roma la voce di 300mila lavoratrici e lavoratori che ogni giorno svolgono un servizio pubblico essenziale”, concludono le sigle.