La resistenza alla ciprofloxacina nei batteri di origine alimentare resta elevata in Europa e, nel caso del Campylobacter, l’antibiotico non è più raccomandato per il trattamento delle infezioni umane. È quanto emerge dal nuovo rapporto congiunto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), pubblicato il 18 febbraio.
Secondo il documento, un’alta percentuale di Campylobacter e Salmonella isolati sia nell’uomo sia negli animali da produzione alimentare mostra resistenza alla ciprofloxacina, antimicrobico di rilievo nel trattamento delle infezioni gravi. Nelle infezioni umane da Salmonella la resistenza è aumentata negli ultimi anni. In Campylobacter la diffusione è tale da aver portato alla revisione delle raccomandazioni terapeutiche in Europa.
Elevati livelli di resistenza si registrano anche verso antimicrobici di uso comune, tra cui ampicillina, tetracicline e sulfonamidi, sia nei casi umani sia negli animali da produzione.
Il rapporto segnala inoltre la rilevazione in diversi Paesi di Escherichia coli produttori di carbapenemasi in animali da produzione e in campioni di carne. I carbapenemi sono antimicrobici di ultima linea per l’uomo e non sono autorizzati per l’uso negli animali destinati alla produzione alimentare. Le segnalazioni sono in aumento e richiedono ulteriori approfondimenti sulle fonti.
Accanto alle criticità, Efsa ed Ecdc evidenziano segnali di miglioramento. Negli ultimi dieci anni si è osservata una riduzione significativa della resistenza di Salmonella umana ad ampicillina e tetracicline in numerosi Paesi. Andamenti favorevoli sono stati rilevati anche negli animali da produzione, in particolare per le tetracicline nei polli da carne e per ampicillina e tetracicline nei tacchini. Per Campylobacter, in diversi Paesi si è registrato un calo della resistenza all’eritromicina, antibiotico di prima linea per le infezioni umane.
Nonostante questi progressi, le agenzie europee sottolineano che la resistenza antimicrobica nei batteri alimentari rimane un problema di sanità pubblica e richiede un’azione coordinata secondo l’approccio One Health, con uso prudente degli antimicrobici, prevenzione delle infezioni e rafforzamento delle misure di sicurezza alimentare.