Oltre 150.000 professionisti sanitari in Italia operano in ambienti con presenza di radiazioni ionizzanti. Il tema delle tutele è oggetto di un’interrogazione parlamentare presentata dalla senatrice Daniela Sbrollini (Italia Viva), che richiama l’ordinanza n. 11310 del 29 aprile 2025 della Corte di Cassazione.
Secondo quanto riportato nel testo, tra le categorie maggiormente coinvolte figurano tecnici di radiologia, infermieri di sala operatoria e infermieri strumentisti impegnati in procedure radioguidate. L’esposizione cumulativa, anche a basse dosi ma continuativa, è associata a un aumento del rischio oncologico, a cataratta professionale e a disturbi tiroidei, oltre a problematiche muscolo-scheletriche correlate all’uso dei dispositivi di protezione.
L’ordinanza della Cassazione ha chiarito che per il riconoscimento dell’indennità di rischio radiologico e del congedo per recupero biologico è determinante l’esposizione reale, stabile e non occasionale alle radiazioni ionizzanti. L’accertamento può avvenire tramite strumenti tecnico-scientifici oggettivi, inclusa la quantificazione delle procedure radioguidate svolte.
L’interrogazione chiede al Governo iniziative per uniformare la disciplina tra Regioni e aziende sanitarie, inserire criteri oggettivi nei contratti collettivi e promuovere monitoraggi sistematici dell’esposizione nei luoghi di lavoro. Tra i punti indicati anche la necessità di formazione e aggiornamento in materia di radioprotezione per professionisti e responsabili della sicurezza.
Il sindacato Nursing Up, dal canto suo, ha evidenziato come l’aumento delle procedure interventistiche renda prioritario rafforzare tracciabilità delle presenze in zona controllata e sorveglianza sanitaria nel medio e lungo periodo.