“Su 60 milioni di prestazioni, quelle in intramoenia sono state 7 milioni, ovvero il 12%”. Con questi numeri il segretario nazionale di Anaao Assomed Pierino Di Silverio interviene sul tema dell’attività intramuraria e delle liste d’attesa, sostenendo che l’intramoenia non rappresenti la causa dell’allungamento dei tempi nel Servizio sanitario nazionale.
L’intervento è stato pubblicato sul canale YouTube del sindacato e punta, nelle parole del segretario, a “fare chiarezza” sulla distinzione tra attività intramoenia aziendale e attività privata pura. Di Silverio ricorda che il medico dipendente può svolgere l’attività libero-professionale solo nei locali messi a disposizione dall’azienda, al di fuori dell’orario di lavoro ordinario e con volumi che non devono superare quelli dell’attività istituzionale. Inoltre, la prenotazione sarebbe gestita dall’azienda e non dal singolo professionista.
Richiamando i dati Istat 2023, il segretario evidenzia che la quota di ricoveri in regime intramoenia sarebbe pari allo 0,2%. “Questo dato ci dice già che l’intramoenia non è un escamotage per aumentare le liste d’attesa”, afferma.
Secondo quanto dichiarato, solo il 40% dei dirigenti medici che potrebbe svolgere l’attività intramoenia decide di farlo. Di Silverio sostiene inoltre che il medico dipendente trattenga circa il 30% della tariffa pagata dal paziente, mentre la restante quota sarebbe destinata all’azienda e al sistema.
Nel video viene citato anche il dato sulla spesa sanitaria privata: nel 2023, il cittadino avrebbe speso circa 600 euro pro capite di tasca propria, mentre la spesa media per una prestazione in intramoenia sarebbe pari a 21 euro.
“Dire che l’attività intramuraria causa le liste d’attesa o serve a far arricchire il medico sono bugie”, afferma Di Silverio, che individua le criticità delle liste in “deficit organizzativi, carenza di personale, carenza infrastrutturale e inappropriatezza delle prestazioni”.