Quasi la metà delle persone nel mondo con cecità da cataratta non ha ancora accesso alla chirurgia, nonostante si tratti di uno degli interventi più costo-efficaci in medicina. È quanto emerge da uno studio pubblicato su The Lancet Global Health e rilanciato l’11 febbraio 2026 dall’Organizzazione mondiale della sanità.
La cataratta, opacizzazione del cristallino che provoca visione offuscata e può evolvere fino alla cecità, interessa oltre 94 milioni di persone a livello globale. L’intervento chirurgico, della durata media di circa 15 minuti, consente un recupero immediato e duraturo della vista.
Secondo l’analisi, basata su 68 stime nazionali relative al 2023 e 2024, quasi una persona su due con cecità correlata a cataratta necessita ancora di accesso alla chirurgia. Negli ultimi venti anni la copertura globale è aumentata di circa il 15%, nonostante l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei casi abbiano accresciuto la domanda complessiva. Le più recenti proiezioni indicano un ulteriore incremento dell’8,4% nel decennio in corso. Tuttavia, per raggiungere l’obiettivo fissato dall’Assemblea mondiale della sanità – un aumento del 30% entro il 2030 – è necessario un’accelerazione significativa.
Le disuguaglianze restano marcate. La Regione africana presenta il divario maggiore: tre persone su quattro che necessitano dell’intervento rimangono senza trattamento. In tutte le regioni le donne registrano livelli di accesso inferiori rispetto agli uomini.
Secondo l’Oms, le criticità riflettono barriere strutturali consolidate: carenza e distribuzione disomogenea di professionisti dell’assistenza oculistica, costi diretti a carico dei pazienti, tempi di attesa prolungati e limitata consapevolezza della possibilità di intervento anche dove i servizi sono disponibili.
L’età rappresenta il principale fattore di rischio per la cataratta. Contribuiscono inoltre esposizione prolungata ai raggi UV-B, fumo, uso di corticosteroidi e diabete.
L’Oms invita i Paesi a integrare screening e visite oculistiche nell’assistenza primaria, investire nelle infrastrutture chirurgiche essenziali e ampliare la forza lavoro dedicata alla salute visiva, con particolare attenzione alle aree rurali e alle popolazioni svantaggiate. L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze e colmare il divario di accesso a un intervento considerato essenziale per prevenire la cecità evitabile.