Le cure palliative devono essere proposte e attivate precocemente in tutti i contesti di cura come parte integrante dei percorsi assistenziali, e i professionisti sanitari hanno il dovere di conoscerle e illustrarle in modo chiaro e appropriato. È quanto afferma la Società italiana di cure palliative (SICP) in una nota diffusa il 30 gennaio, intervenendo sul tema del fine vita.
La presa di posizione arriva dopo la notizia del suicidio di un uomo affetto da sclerosi laterale amiotrofica, al quale – secondo quanto riportato – non sarebbero state prospettate alternative assistenziali alla ventilazione invasiva tramite tracheotomia. Il caso è stato rilanciato nei giorni scorsi dall’Associazione Luca Coscioni attraverso un appello al ministro della Salute.
Secondo la SICP, vicende di questo tipo richiamano con urgenza la responsabilità del sistema sanitario nel garantire alle persone affette da malattie inguaribili a evoluzione progressiva un accompagnamento competente e una continuità assistenziale, soprattutto nei momenti segnati dalla paura di una sofferenza percepita come insopportabile. La società scientifica sottolinea che ciò vale anche in territori dove è già presente un’integrazione consolidata tra cure palliative e ambito specialistico neurologico.
Nel comunicato la SICP ribadisce che le cure palliative precoci rappresentano uno strumento essenziale per il controllo dei sintomi, il sostegno esistenziale e sociale e la tutela della dignità della persona malata. La loro disponibilità concreta e tempestiva è indicata come condizione imprescindibile per una reale libertà di scelta, che richiede tempi e approcci personalizzati.
Un passaggio centrale della nota riguarda il ruolo dei professionisti sanitari. La SICP evidenzia con forza il dovere di possedere una conoscenza adeguata e diffusa delle opzioni terapeutiche e assistenziali disponibili, incluse le cure palliative, e di saperle proporre in modo appropriato. Tale dovere, sottolinea la società scientifica, implica una responsabilità formativa continua, senza la quale il diritto alla scelta rischia di restare solo formale.
Nel richiamare la legge 219 del 2017, la SICP ricorda che il diritto all’autodeterminazione della persona si fonda su un’informazione completa e comprensibile. Favorire l’autodeterminazione, conclude la società scientifica, significa accompagnare e non abbandonare, offrendo competenza, ascolto e alternative concrete. Da qui l’auspicio di un impegno strutturale delle istituzioni nel rafforzare le reti di cure palliative e nella formazione dei professionisti, affinché nessuna persona affetta da malattia inguaribile sia lasciata sola o priva di cure appropriate.