La carenza di personale sanitario, a partire dagli infermieri di famiglia e comunità, rappresenta il principale ostacolo alla piena operatività delle Case di comunità previste dal Pnrr. È quanto segnalano Nursing Up e Ugl Salute, commentando i dati di monitoraggio diffusi da Agenas.
Secondo il presidente nazionale di Nursing Up, Antonio De Palma, “il problema non sono i muri ma la drammatica carenza di professionisti sanitari, a partire dagli infermieri di famiglia e comunità, individuati dalla normativa come perno dell’assistenza territoriale”. De Palma richiama il rischio di uno scollamento tra avanzamento edilizio e capacità di erogare servizi, con strutture formalmente aperte ma non pienamente operative.
L’ultimo monitoraggio Agenas indica che, su 1.723 Case di comunità programmate, solo 46 risultano oggi pienamente operative con medici e infermieri. Altre 660 hanno attivato almeno un servizio e 172 hanno completato tutti i servizi obbligatori. Un quadro che, secondo il sindacato, espone al rischio di non garantire un’adeguata presa in carico dei cittadini, a fronte di risorse Pnrr pari a circa 2 miliardi di euro e con una scadenza fissata al 31 dicembre 2026.
Il nodo centrale riguarda gli infermieri di famiglia e comunità. La legge del 2020 ne prevedeva 9.600 unità a livello nazionale, ma quelli effettivamente operativi sono stimati in circa 3.000, poco più del 30%. Gli standard indicati da Agenas e recepiti dal Dm 77 fissano un rapporto di un infermiere ogni 3.000 abitanti. Applicando questo parametro alla popolazione italiana, il fabbisogno stimato sarebbe di circa 20.000 infermieri di famiglia.
La criticità si inserisce in un contesto più ampio di carenza di personale. Secondo Nursing Up, nel Servizio sanitario nazionale mancherebbero almeno 175.000 infermieri rispetto agli standard europei. Tra le proposte avanzate dal sindacato figura lo sblocco del vincolo di esclusività per gli infermieri e per gli altri professionisti sanitari non medici del Ssn, per valorizzare le risorse già presenti nel sistema.
Sulla stessa linea interviene il segretario nazionale di Ugl Salute, Gianluca Giuliano, che esprime preoccupazione per i ritardi accumulati. “Entro giugno dovranno essere utilizzate tutte le risorse stanziate dal Pnrr, ma i dati Agenas parlano chiaro: a settembre solo 660 Case della Comunità risultavano operative con almeno un servizio attivo”, afferma. Secondo Giuliano, non è sufficiente completare le strutture sul piano edilizio, ma occorre garantire servizi domiciliari, integrazione sociosanitaria e una rete in grado di ridurre la pressione su ospedali e pronto soccorso.
Giuliano richiama anche il coinvolgimento del terzo settore nella gestione dell’assistenza domiciliare e ribadisce che il nodo centrale resta il personale. “Senza nuove assunzioni, senza professionisti motivati e senza un piano strutturale di valorizzazione del capitale umano, la riforma rischia di non decollare”, sottolinea.