Equiparare i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ai Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata rischia di cristallizzare le disuguaglianze regionali, indebolire il Mezzogiorno e aumentare la mobilità sanitaria verso il Nord. È la posizione espressa dalla Fondazione GIMBE nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato sul Disegno di legge delega n. 1623 per la determinazione dei LEP.
«I Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) non coincidono con i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), né sul piano normativo né su quello sostanziale. La scelta del Governo di equipararli, forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata», ha dichiarato il presidente Nino Cartabellotta, aggiungendo che «i LEP sanitari devono essere definiti al pari di tutte le altre materie per non cristallizzare per legge differenze regionali già oggi inaccettabili».
Secondo la Fondazione, la discussione sui LEP in sanità non può prescindere dalle attuali disuguaglianze nell’erogazione dei LEA. I dati del Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero della Salute relativi al 2023 indicano che otto Regioni risultano non adempienti, non raggiungendo la soglia minima in almeno una delle tre macro-aree di valutazione: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. A fronte di un punteggio medio nazionale pari a 226 punti su 300, Veneto e Toscana superano i 280 punti, mentre alcune Regioni non raggiungono i 200 punti, in particolare Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise e Sicilia, oltre alla Valle d’Aosta. In ciascuna macro-area il divario tra le Regioni con le migliori e le peggiori performance supera i 40 punti, con criticità più marcate sull’assistenza territoriale e sulla prevenzione.
Nel merito giuridico, la Fondazione contesta l’interpretazione della sentenza n. 192/2024 della Corte costituzionale, richiamata nel Ddl 1623 per sostenere che in sanità i LEA assolvano già alla funzione dei LEP. «Il riferimento ai LEA ha natura meramente esemplificativa e non equipara formalmente i LEP sanitari ai LEA, né supera la distinzione terminologica tra i due concetti», ha spiegato Cartabellotta, sottolineando che i LEP rappresentano il vincolo costituzionale, mentre i LEA costituiscono lo strumento operativo.
Un ulteriore nodo riguarda il finanziamento. I LEA non sono direttamente finanziati e il Fondo sanitario nazionale viene ripartito alle Regioni prevalentemente in base alla popolazione. Per i LEP, invece, le risorse dovrebbero coprire i costi necessari a garantirli in modo uniforme. «Nessuno oggi è in grado di quantificare in tempi brevi il costo necessario per assicurare in tutto il Paese, ad esempio, pronto soccorso non affollati, tempi di attesa ragionevoli o una rete territoriale funzionante», ha affermato il presidente della Fondazione.
Secondo GIMBE, l’equiparazione tra LEA e LEP costituirebbe una scorciatoia per accelerare l’autonomia differenziata, rendendo giuridicamente accettabili le disuguaglianze già esistenti nell’esigibilità del diritto alla tutela della salute. «Il rischio concreto è di proclamare nuovi diritti senza le risorse per garantirli», ha concluso Cartabellotta, segnalando possibili effetti sia sulle Regioni del Mezzogiorno sia su quelle del Nord in termini di ulteriore incremento della mobilità sanitaria.