Partirà nel 2026 la sperimentazione della piattaforma di intelligenza artificiale “Mia” in 1.500 studi di medici di famiglia. Il progetto è finanziato dal PNRR ed è coordinato da AGENAS – Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore. L’obiettivo è supportare il medico nell’inquadramento diagnostico di base, nella gestione dei percorsi di cura, nella prescrizione e nelle attività di prevenzione.
“Mia” è l’acronimo di Medicina e Intelligenza Artificiale. Si tratta di una piattaforma interrogabile da pc e anche in forma di app, con interfaccia conversazionale. L’architettura è basata su sistemi di recupero delle informazioni da basi documentali certificate. Le risposte derivano da linee guida, protocolli, normative, letteratura scientifica e percorsi diagnostico-terapeutici.
Il perimetro dei dati e la differenza rispetto agli strumenti generalisti vengono chiariti da Americo Cicchetti, commissario di AGENAS, intervistato dal quotidiano economico: «Non è un sistema basato sui dati individuali del singolo paziente. Il medico non inserisce il nome e il cognome del paziente, ma le sue condizioni, i sintomi. E “Mia” attinge a linee guida internazionali e certificate dall’Istituto superiore di sanità, alle note dell’Aifa, ai percorsi diagnostico terapeutici. Quindi si tratta dell’evidenza scientifica codificata, lo scibile del mondo medico certificato. La differenza con ChatGpt è tutta qui, perché ChatGpt pesca dall’oceano del web con tutti i possibili errori».
I casi d’uso individuati sono tre. Il primo riguarda il paziente cronico, con supporto alla definizione dei percorsi di cura. Il secondo è il quesito diagnostico, in cui il sistema supporta il medico nell’arrivare a un’ipotesi a partire dai sintomi. Il terzo ambito è la prevenzione. Cicchetti spiega: «Nel caso precedente una diagnosi già c’è ma si studiano percorsi di cura, qui invece in base ai sintomi e a cosa vede il medico si prova ad arrivare a una diagnosi. È ovviamente poi il medico che deve verificare, approfondire e fare le sue scelte in totale autonomia». Sulla prevenzione aggiunge: «In base alle caratteristiche del paziente e alla sua storia clinica la piattaforma suggerisce attività di prevenzione come ad esempio dei controlli e degli screening».
Un ulteriore sviluppo riguarda l’integrazione delle informazioni sull’offerta sanitaria. «Abbiamo pensato di inserire tutti i dati del piano nazionale esiti con l’offerta degli ospedali. In questo modo la piattaforma potrà indicare al medico in quale ospedale è possibile trovare quella prestazione sanitaria che serve al suo paziente», afferma il commissario.
La fase di test prevede anche un percorso formativo. «I medici apprenderanno come funziona attraverso la formazione, durante la quale affronteranno dei casi specifici. Un’attività che ci servirà anche per capire eventuali limiti e quali aggiustamenti fare», spiega Cicchetti.
La gara per la realizzazione e la gestione della prima piattaforma ha un valore di 8,3 milioni di euro ed è stata aggiudicata a BV Tech. La sperimentazione partirà con 1.500 medici e potrà essere estesa progressivamente negli anni successivi. È previsto anche l’avvio del percorso di certificazione dello strumento come dispositivo medico.