La mobilitazione nazionale dei medici francesi, in corso dal 5 al 15 gennaio, ha visto il 10 gennaio una grande manifestazione a Parigi contro l’obbligatorietà del fascicolo sanitario digitale e le sanzioni previste per un uso non conforme, interventi unilaterali dello Stato su tariffe e rimborsi e possibili vincoli alla libertà di insediamento degli studi medici.
Alla protesta hanno partecipato medici di medicina generale, specialisti, specializzandi e studenti di medicina. I professionisti denunciano una gestione definita “autoritaria” e una sanità sempre più “amministrata dall’alto”, con decisioni considerate calate senza un confronto strutturato con la categoria.
Uno dei nodi centrali riguarda il Dossier médical partagé, il fascicolo sanitario digitale che il Governo intende rendere obbligatorio, introducendo anche sanzioni in caso di utilizzo ritenuto non conforme. Un altro elemento di frizione è la riduzione delle tariffe e la possibilità per lo Stato di intervenire direttamente su tariffe e rimborsi senza una contrattazione con le parti sociali.
I sindacati contestano inoltre l’ipotesi di limitare la libertà di insediamento degli studi medici sul territorio. La misura, nelle intenzioni dell’Esecutivo, punta a contrastare il fenomeno dei cosiddetti “deserti sanitari”, ma viene letta dai professionisti come una restrizione alla libertà di esercizio della professione.
Secondo quanto riferito da Les Echos, alla base della mobilitazione vi è anche il timore di un progressivo rafforzamento dei poteri dell’Assurance maladie nella definizione delle regole economiche e organizzative dell’attività clinica. «Vogliamo difendere la nostra libertà», ha dichiarato Franck Devulder, presidente della Confédération des syndicats médicaux français (CSMF). «I bisogni di cura aumentano mentre le risorse diminuiscono, con una conseguente deriva autoritaria», ha aggiunto Agnès Giannotti, presidente del principale sindacato dei medici di medicina generale.
L’intersindacale ha rifiutato un incontro con la ministra della Salute Stéphanie Rist, chiedendo un confronto diretto con il Primo ministro Sébastien Lecornu. Sempre secondo Les Echos, il movimento dovrebbe intensificarsi nei prossimi giorni con chiusure di blocchi operatori in numerose cliniche private e con un’iniziativa denominata “Exil à Bruxelles”, alla quale risultano iscritti 2.000 specialisti tra chirurghi, anestesisti e ginecologi.
Sul fronte dei numeri, la ministra della Salute ha indicato una riduzione dell’attività del 19% tra i medici di medicina generale e del 12% tra gli specialisti, dati che i sindacati considerano non rappresentativi. Le organizzazioni professionali stimano una partecipazione fino all’80% dei medici, spesso con modalità di “sciopero perlato” per limitare l’impatto sui pazienti. Secondo Lamine Gharbi, presidente della Fédération de l’hospitalisation privée (FHP), l’80% dei 4.000 medici inseriti nei turni di guardia nelle cliniche private è stato requisita dalle autorità per garantire un livello minimo di attività.
Gli specializzandi denunciano inoltre una applicazione definita “affrettata” della riforma che introduce un quarto anno di formazione in medicina generale, con una carenza di sedi territoriali che rischia di prolungare la permanenza in ambito ospedaliero.