È rottura tra la Regione Puglia e i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Le rappresentanze sindacali delle due categorie hanno proclamato lo stato di agitazione, denunciando un atteggiamento “apertamente antisindacale” da parte degli uffici regionali e la reiterata adozione di provvedimenti unilaterali in violazione degli accordi vigenti. Al centro della protesta, spiegano i sindacati, vi sono una serie di circolari regionali che negli ultimi mesi avrebbero di fatto modificato l’Accordo Integrativo Regionale (AIR) della medicina generale e la normativa che disciplina la pediatria di libera scelta, senza alcuna consultazione delle parti sociali. A fronte di questi atti, le organizzazioni sindacali avevano inizialmente scelto una linea di dialogo istituzionale, invitando la Regione a rivedere i provvedimenti.
La situazione è però precipitata con la pubblicazione, il 31 dicembre, di una direttiva regionale che mette formalmente in mora i medici e avvia le procedure per il recupero di oltre 23 milioni di euro, nonostante – sottolineano i sindacati – esistano crediti per circa 30 milioni di euro maturati dagli stessi professionisti. Un atto giudicato “inaccettabile” non solo nel merito, ma soprattutto nel metodo, perché adottato senza la convocazione della delegazione trattante e reso pubblico durante il periodo festivo e in una fase di transizione politica, in attesa della proclamazione del nuovo presidente della Regione. Secondo le sigle firmatarie, si tratta di una violazione degli accordi regionali e di una rottura rispetto ai rapporti di collaborazione che storicamente hanno caratterizzato le relazioni tra sindacati e amministrazione regionale, con il rischio di creare caos nella gestione e nell’organizzazione della medicina generale e della pediatria di libera scelta.
Per questo motivo Fimmg, Smi, Snami, Fimp e Simpef Puglia chiedono al neoeletto presidente Antonio Decaro di disconoscere gli atti autoritativi assunti dagli uffici regionali e di riaprire quanto prima un confronto formale con le parti sociali. In assenza di un cambio di rotta, le organizzazioni sindacali annunciano l’avvio di tutte le iniziative necessarie a tutela degli iscritti e delle prerogative sindacali, nell’ambito dello stato di agitazione appena proclamato.