Solo circa il 25% delle infezioni respiratorie che circolano nella stagione invernale è riconducibile al virus dell’influenza. A chiarirlo è Amcli Ets, l’Associazione microbiologi clinici italiani, che invita a ridimensionare il concetto di “flunami” e a distinguere tra influenza e altre sindromi respiratorie acute attraverso strumenti diagnostici appropriati.
Come ricorda l’associazione, il periodo compreso tra dicembre e febbraio rappresenta la fase di massima circolazione virale, ma le sindromi respiratorie osservate non sono causate esclusivamente dal virus influenzale. In questa fase, i virus dell’influenza risultano responsabili di circa un quarto delle infezioni rilevate, con una prevalenza del ceppo A/H3N2, incluso nel vaccino stagionale. I restanti casi sono attribuibili soprattutto a rinovirus, adenovirus, virus parainfluenzali e a Sars-CoV-2.
In un contesto di contemporanea circolazione di più agenti virali, sottolinea Amcli, la diagnosi clinica basata unicamente sui sintomi non consente di identificare con certezza l’agente responsabile dell’infezione. «L’unico strumento capace di fornire una certezza diagnostica è il tampone nasofaringeo», indicano i microbiologi, precisando che l’analisi nei Laboratori di Microbiologia permette di individuare in modo appropriato il patogeno coinvolto.
L’impiego di test microbiologici rapidi consente inoltre di distinguere le infezioni virali da quelle batteriche, garantendo scelte terapeutiche più appropriate ed evitando l’uso non necessario di antibiotici, inefficaci contro i virus ma indispensabili nelle infezioni respiratorie sostenute da batteri come lo pneumococco, principale responsabile di polmonite.
Sul piano epidemiologico, Amcli richiama i dati più recenti del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità. Nella settimana tra l’1 e il 7 dicembre sono stati registrati circa 695.000 nuovi casi di infezioni respiratorie acute, circa 100.000 in più rispetto alla settimana precedente. Nel complesso, nel corso della stagione potrebbero essere coinvolti circa 16 milioni di italiani, in linea con la passata stagione. L’incidenza è stata pari a 12,4 casi ogni 1.000 assistiti, con un impatto particolarmente rilevante nei bambini sotto i quattro anni, dove risulta tripla rispetto alla popolazione generale. Le regioni più interessate sono Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Sardegna.
I microbiologi ricordano infine che la vaccinazione è raccomandata e gratuita per bambini dai sei mesi ai sei anni, donne in gravidanza, over sessanta, soggetti con patologie croniche, personale sanitario e di pubblica sicurezza, e che in alcune Regioni la gratuità è estesa all’intera popolazione. «La diagnosi microbiologica è fondamentale perché consente di individuare l’agente infettivo e di evitare terapie inappropriate», afferma Pierangelo Clerici, presidente di Amcli Ets, ribadendo che la vaccinazione resta lo strumento principale di prevenzione contro influenza, Sars-CoV-2, virus respiratorio sinciziale e pneumococco.