Istituire un registro pubblico nazionale che renda trasparente il numero, la provenienza e l’impiego dei professionisti sanitari reclutati con titoli esteri attraverso procedure straordinarie. È una delle richieste avanzate dall’Ordine dei Medici di Milano dopo le criticità emerse al San Raffaele, che hanno riportato al centro del dibattito la normativa introdotta in fase emergenziale sul riconoscimento dei titoli esteri.
Secondo l’Omceo Milano, il problema riguarda la cosiddetta “deroga Covid”, introdotta con l’articolo 13 del decreto Cura Italia (DL 18/2020), successivamente ampliata dall’articolo 15 del DL 34/2023 e prorogata fino al 2027 dall’articolo 2, comma 8-bis della legge 187/2024. La norma consente l’esercizio in Italia da parte di professionisti con titoli esteri senza l’iter ordinario di riconoscimento, che prevede verifiche sostanziali sul percorso formativo, accertamento linguistico, iscrizione all’Albo e responsabilità deontologica.
«Non esistono dati ufficiali, né regionali né nazionali, sul numero dei medici o infermieri entrati negli ospedali attraverso questa procedura», ha dichiarato Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, sottolineando come l’assenza di monitoraggio renda impossibile valutare pienamente l’impatto sul sistema sanitario. L’unica stima disponibile, risalente alla fase pandemica, parla di oltre 5.000 professionisti reclutati tramite la deroga, ma non sono disponibili dati aggiornati sulla situazione attuale, sui reparti di impiego e sui controlli effettuati.
Per l’Ordine milanese la presenza di un percorso straordinario ha determinato la creazione di un “doppio binario”: da un lato i professionisti che accedono alla professione completando l’iter ordinario, dall’altro operatori che entrano in servizio senza aver completato le stesse verifiche sostanziali. L’Omceo chiede quindi l’abrogazione immediata dell’intero impianto normativo della deroga, il divieto di utilizzo del personale reclutato con questa procedura in reparti ad alta intensità, terapie intensive ed emergenza-urgenza e il ripristino di un unico percorso nazionale di verifica dei titoli esteri.
In relazione ai fatti avvenuti al San Raffaele di Milano, è intervenuta anche Anna Pozzi, segretaria della Fimmg Milano, che ha riferito come una serie di errori commessi da personale di una cooperativa esterna al primo giorno di servizio abbia comportato il blocco del terzo piano dell’ospedale, sede della Medicina ad alta intensità, della Medicina di cure intensive e dell’Admission room. Secondo la rappresentante dei medici di medicina generale, l’episodio evidenzia la necessità di ridurre il pressing sul pronto soccorso, aggravato dalla carenza di medici di famiglia sul territorio.
Pozzi ha ricordato che nell’area dell’Ats Milano sono “molte decine di migliaia” i pazienti cosiddetti “orfani”, privi di medico di medicina generale, che si rivolgono direttamente ai pronto soccorso anche per prestazioni diagnostiche. La Fimmg ha avviato un confronto con la direzione generale dell’Ats e con l’assessorato regionale per valutare proposte operative nelle Asst milanesi, riguardanti in particolare vaccinazioni, presa in carico dei pazienti cronici e potenziamento della diagnostica nei studi organizzati dei medici di famiglia, attività finalizzate a ridurre la pressione sulle strutture ospedaliere.