Sono 79 le nuove sostanze psicoattive (NPS) attualmente circolanti in Italia che possono essere impiegate nei casi di violenza sessuale. L’allarme arriva dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, che collabora con i laboratori di analisi per aggiornare l’identificazione delle molecole emergenti. Il tema è stato discusso a Firenze, durante il 57° Congresso Nazionale della Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica (SIBioC).
A definire le modalità operative è il documento Procedure operative per la determinazione delle sostanze d’abuso nelle matrici biologiche nei casi di vittime di violenza droga-correlata, pubblicato a settembre dal Gruppo di Studio Tossicologia clinica, forense e doping della SIBioC. Il testo stabilisce criteri uniformi per la raccolta, la conservazione e l’analisi dei campioni biologici, al fine di garantire l’affidabilità medico-legale dei risultati.
Le NPS identificate includono sedativi e narcotici come GBL e GHB, ma anche oppiacei, stimolanti, cannabinoidi e allucinogeni. «Grazie alle nuove tecnologie, più sensibili rispetto al passato, oggi possiamo individuare con precisione anche le molecole di più recente diffusione» spiega Paolo Bucchioni, del Gruppo di Studio SIBioC.
Il protocollo di riferimento è quello del Codice Rosa, che prevede l’avvio immediato delle analisi in pronto soccorso. I primi campioni sono di sangue e urina: il sangue consente di rilevare l’assunzione nelle ore immediatamente precedenti, mentre le urine offrono un intervallo temporale più ampio. Nei 30-45 giorni successivi all’episodio è possibile integrare l’indagine con un prelievo di matrice cheratinica, utile a confermare la presenza di sostanze psicotrope anche a distanza di tempo.
Bucchioni sottolinea l’importanza di informare la vittima sull’astensione da trattamenti cosmetici prima del prelievo dei capelli, che potrebbero alterare l’esito analitico. Le matrici raccolte possono essere inviate ad altri laboratori per la conferma, qualora la struttura di partenza non disponga delle tecnologie necessarie.
Attualmente, la distribuzione dei laboratori di tossicologia clinica sul territorio nazionale è disomogenea: alcune regioni contano più centri, altre ne sono prive. «Per rendere il sistema più efficiente e sostenibile – aggiunge Bucchioni – sarebbe necessario disporre di almeno un centro per regione, con tecnologie avanzate e personale formato».
Le procedure aggiornate della SIBioC mirano a uniformare le metodiche e a garantire la validità medico-legale dei dati, rafforzando il ruolo dei laboratori di medicina di laboratorio nella tutela delle vittime di violenza droga-correlata.