A quasi due mesi dalla fine dello stato di emergenza dichiarato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), continua a rallentare l’epidemia globale di mpox. Nel mese di settembre 2025 sono stati registrati 3.135 nuovi casi confermati e 12 decessi, con un calo del 17% rispetto ad agosto e un tasso di letalità pari allo 0,4%. Secondo l’ultimo bollettino mensile Oms (Rapporto esterno n.59), oltre l’80% dei nuovi casi è stato notificato in Africa, dove 17 Paesi riportano ancora trasmissione attiva del virus. In particolare, i numeri più alti arrivano da Repubblica Democratica del Congo, Liberia, Kenya e Ghana, con tendenze opposte: in calo in Congo e Ghana, ma in aumento in Kenya e Liberia. L’Organizzazione sottolinea che, nonostante la flessione, “il rischio di una trasmissione sostenuta nella comunità resta concreto se l’epidemia non viene rapidamente contenuta”.
Uno degli aspetti più preoccupanti del report è la diffusione del ceppo Ib del virus del vaiolo delle scimmie (MPXV), inizialmente confinato all’Africa centrale. Negli ultimi due mesi questo clade è stato identificato per la prima volta in Malesia, Namibia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna. Inoltre, sei Paesi fuori dall’Africa — Italia, Malesia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Stati Uniti — sono ora classificati dall’Oms come aree con trasmissione comunitaria del clade Ib, avendo segnalato casi senza collegamenti di viaggio. Nuovi casi importati sono stati registrati anche in Belgio, Canada, Germania, Italia, Qatar e Spagna, e almeno cinque infezioni da clade Ib sono state rilevate in uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM). Si tratta, sottolinea l’Oms, della prima evidenza di circolazione non rilevata in precedenza di questo ceppo all’interno di questa popolazione, dove dal 2022 era stato segnalato solo il clade IIb.
Alla luce di questa evoluzione, l’Oms valuta il rischio per la salute pubblica come “moderato” per gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini e “basso” per la popolazione generale al di fuori delle aree storicamente endemiche.
Il report evidenzia inoltre alcuni fattori di vulnerabilità:
• aumento delle infezioni da Hiv non diagnosticate o non trattate nei Paesi a basso reddito, anche a causa di tagli ai programmi di prevenzione;
• calo dell’immunità vaccinale tra le persone immunizzate nel 2022-2023;
• nuovi giovani adulti sessualmente attivi non immuni per età o mancata vaccinazione.
L’Oms e i partner regionali (inclusa l’Africa Cdc) stanno rafforzando la risposta attraverso il piano strategico 2024-2027, che si concentra su cinque aree chiave: coordinamento delle emergenze, sorveglianza collaborativa, protezione comunitaria, assistenza sicura e accesso ai vaccini e ai test. Ad oggi sono stati somministrati oltre 1,16 milioni di dosi di vaccino MVA-BN in 13 Paesi africani, tra cui Kenya, Liberia e Repubblica Democratica del Congo, mentre nuove forniture sono in arrivo. “Il virus continua a circolare in modo imprevedibile – avverte l’Oms – e la trasmissione del clade Ib in reti sessuali interconnesse rappresenta una sfida crescente. Serve mantenere alta la sorveglianza e garantire equità nell’accesso ai vaccini e ai test diagnostici”.