Uno studio condotto dal gruppo di Immunoallergologia dell’AOU Careggi di Firenze, guidato da Andrea Matucci, ha documentato per la prima volta la capacità del mepolizumab di ridurre gli eosinofili infiammatori e di favorire la rigenerazione del tessuto nasale nei pazienti con rinosinusite cronica con poliposi nasale (CRSwNP). La ricerca, pubblicata sul Journal of Investigational Allergology and Clinical Immunology (doi:10.18176/jiaci.1095), è stata realizzata su 15 pazienti seguiti per una durata mediana di 7,5 mesi.
Il trattamento con mepolizumab ha determinato una significativa riduzione degli eosinofili infiammatori nel tessuto dei polipi, mantenendo però invariata la popolazione di eosinofili residenti. Tale equilibrio ha consentito di ridurre l’infiammazione cronica e di ripristinare la struttura epiteliale, con diminuzione dell’edema e delle cellule mucipare. Clinicamente, i pazienti hanno riportato una riduzione del volume dei polipi, un miglior controllo dell’asma e un miglioramento del senso dell’olfatto e della qualità di vita.
«Oltre a ridurre l’infiammazione, mepolizumab contribuisce a ristabilire l’integrità del tessuto e a migliorare il funzionamento delle vie respiratorie superiori», spiega Alessandra Vultaggio, professore associato di allergologia e immunologia clinica all’Università di Firenze.
Per Sara De Grazia, responsabile medico dell’area terapeutica di GSK, «oggi possiamo parlare di una possibile remissione clinica nelle forme croniche di rinosinusite con poliposi nasale, grazie a un approccio biologico mirato che agisce sui meccanismi immunologici alla base della malattia».
Mepolizumab, anticorpo monoclonale anti-IL-5, è già approvato in Italia per l’asma eosinofilico severo, la rinosinusite cronica con poliposi nasale, la granulomatosi eosinofilica con poliangite e la sindrome ipereosinofila.