Professione medica
Intelligenza artificiale
16/10/2025

Intelligenza artificiale, nasce all’Iss il Centro nazionale. L’innovazione deve restare umana

Dal cardinale Parolin un richiamo etico all’uso dell’IA in medicina. Gemmato: “Tecnologia al servizio dell’uomo, non il contrario”. Anelli (Fnomceo): “Serve evitare la disumanizzazione della cura”

Intelligenza artificiale nella scrittura medica (300 x 250 px)
Un nuovo Centro nazionale per l’intelligenza artificiale e le tecnologie innovative sorgerà all’Istituto Superiore di Sanità, con l’obiettivo di costruire un ecosistema dell’innovazione capace di coniugare progresso tecnico, equità e sostenibilità. L’annuncio è stato dato nel corso della lectio magistralis del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, dal titolo “Etica dell’Intelligenza artificiale”, che ha inaugurato ufficialmente il nuovo polo. Parolin nel suo intervento ha richiamato alla necessità di un’“algoretica” fondata su trasparenza, inclusione e responsabilità, per evitare che le macchine sostituiscano l’uomo invece di assisterlo.

Il Centro sarà articolato in sei aree di competenza che rappresentano i pilastri della sanità del futuro. La prima sarà dedicata a Telemedicina, Ingegneria Biomedica e Medicina Digitale e svilupperà piattaforme integrate e strumenti di monitoraggio remoto, con l’obiettivo di rendere l’assistenza più accessibile e di prossimità. L’area delle Nanotecnologie e delle Terapie Innovative aprirà la strada a protesi su misura e dispositivi terapeutici intelligenti, grazie all’uso della stampa 3D e dei materiali avanzati. In quella dedicata a Chimica e Fisica per la Medicina, l’integrazione tra imaging, medicina nucleare e intelligenza artificiale consentirà di migliorare diagnosi precoci e terapie personalizzate. Un’altra area, quella di Intelligenza Artificiale e Robotica, svilupperà algoritmi e sistemi automatizzati per la chirurgia e la riabilitazione, con un’attenzione costante alla sicurezza e alla trasparenza. L’area di Health Technology Assessment e dispositivi medici garantirà che ogni innovazione venga valutata secondo criteri di efficacia, sostenibilità ed equità, mentre la sezione dedicata alla Biomedicina spaziale e subacquea studierà le risposte del corpo umano in condizioni estreme, con possibili ricadute sulla medicina d’emergenza e territoriale. “Questo Centro – ha spiegato il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone – rappresenta la naturale evoluzione del lavoro dell’Istituto, che da anni riflette sul rapporto tra etica e nuove tecnologie. L’obiettivo è promuovere una collaborazione reale tra discipline diverse: medicina, ingegneria, informatica, economia, diritto ed etica, per creare un linguaggio comune al servizio della salute”. Un approccio condiviso anche dal direttore dello Iatis, Alessandro Palombo, che ha sottolineato come il nuovo polo “non punti solo allo sviluppo di soluzioni tecnologiche, ma a un vero e proprio modello culturale in cui innovazione e umanità possano convivere”.

A richiamare la responsabilità delle istituzioni è stato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, presente all’evento: “Le parole del cardinale Parolin sono un monito prezioso per un progresso davvero umano. Ogni avanzamento tecnologico deve essere orientato al bene dell’uomo e al rispetto della sua dignità. La tecnologia deve essere al servizio dell’uomo, mai il contrario”. Gemmato ha poi aggiunto che l’IA “deve essere un motore di giustizia sociale e non di nuove disuguaglianze”. Un invito alla prudenza, ma anche alla consapevolezza, è arrivato dal presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, che ha definito l’intervento di Parolin “di altissimo valore etico e scientifico”. “L’IA – ha dichiarato – è uno strumento nelle mani del medico, non un suo sostituto. Va orientata al bene del paziente e alla tutela della vita. Ma occorre vigilare contro il rischio di disumanizzare la cura, separando la componente tecnica da quella relazionale, che è parte essenziale del processo di guarigione”. Anelli ha inoltre messo in guardia dai rischi di “apartheid sanitario” e di “discriminazione algoritmica”, quando i sistemi digitali riflettono i pregiudizi della società e amplificano le disuguaglianze: “Solo lavorando insieme – medici, bioeticisti, legislatori, religiosi e società civile – potremo davvero padroneggiare questo strumento potentissimo e orientarlo al bene dell’umanità”.
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