Tra il 30% e il 60% dei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici) non segue in modo corretto e continuativo le terapie prescritte, con un rischio fino a cinque volte maggiore di riacutizzazioni, peggioramento della qualità della vita e aumento dei costi per il sistema sanitario.
Per affrontare questa criticità è stato presentato a Milano il consensus paper Therapeutic adherence in inflammatory bowel disease: user guide from a multidisciplinary modified Delphi consensus, coordinato da Ferring Italia con un panel di 33 specialisti (gastroenterologi, psicologi e rappresentanti dei pazienti di Amici Onlus).
Il documento raccoglie 12 raccomandazioni pratiche per riconoscere i profili a rischio di scarsa aderenza, rimuovere le barriere che ostacolano la continuità terapeutica e rafforzare l’alleanza medico-paziente. Tra i fattori critici evidenziati dalla survey condotta su oltre 800 pazienti: età avanzata, fragilità fisica e isolamento sociale.
“La scarsa aderenza terapeutica è un problema spesso sottovalutato, ma con conseguenze cliniche e sociali estremamente rilevanti – ha sottolineato Alessandro Armuzzi, responsabile Uo Mici all’Irccs Humanitas di Milano –. È strettamente correlata alla progressione della malattia e all’aumento delle riacutizzazioni. Non si tratta solo di curare la malattia, ma di costruire un percorso sostenibile e condiviso”.
Tra le indicazioni principali:
• semplificazione delle cure: il 75% dei pazienti preferisce la somministrazione orale, il 22% indica nella riduzione del numero di dosi un fattore chiave per l’aderenza;
• comunicazione e supporto psicologico: elementi determinanti per costruire un’alleanza terapeutica che favorisca la continuità delle cure.
“Il comportamento del paziente e la percezione soggettiva della malattia sono aspetti centrali – ha aggiunto David Lazzari, direttore Uoc Psicologia dell’Azienda ospedaliera di Terni –. Serve una comunicazione personalizzata e un ascolto attivo per rendere l’aderenza un obiettivo condiviso”.
Per Tommaso Salanitri, direttore medico di Ferring Italia, “l’aderenza non può essere lasciata al caso: va sostenuta con strumenti concreti, semplificazione terapeutica e una comunicazione efficace. Solo così le terapie possono esprimere pienamente il loro potenziale a beneficio dei pazienti”.