Le Linee di indirizzo approvate dalla Conferenza delle Regioni per l’attività oraria dei medici del ruolo unico di assistenza primaria nelle Case della comunità configurano “un rapporto di dipendenza senza le necessarie e dovute tutele”. Lo denuncia il Sindacato Medici Italiani (Smi) in una nota diffusa il 15 settembre.
La segretaria generale Pina Onotri sottolinea che il documento ignora altre componenti della medicina generale – medicina dei servizi, emergenza territoriale, medicina penitenziaria – che da anni attendono soluzioni organizzative e contrattuali.
Secondo lo Smi, il modello delineato dal DM 77/2022 e dall’ACN 2019-2021 rischia di determinare “la sparizione della professione del medico di medicina generale”, imponendo un ruolo unico “a tempo pieno, anzi pienissimo” senza correttivi come la possibilità del part time o la valorizzazione economica delle ore aggiuntive.
Il sindacato segnala anche l’assenza di garanzie su maternità, ferie, malattia e infortunio, chiedendo di formalizzare nei contratti le ore di back office e di attività assistenziale non conteggiate, che si sommano a visite ambulatoriali, accessi domiciliari e adempimenti burocratici.
“Se fosse vero che i medici di famiglia lavorano solo tre ore al giorno e guadagnano molto – afferma Onotri – non avremmo bandi deserti per coprire le zone carenti”.
Lo Smi ribadisce infine che l’attuale impostazione “non rispetta la contrattistica vigente” e denuncia “il progressivo smantellamento dello stato sociale”, chiedendo “più sanità e meno armi”.