Salgono a dieci i casi autoctoni di infezione da virus Chikungunya nel territorio veronese. Secondo l’ultimo aggiornamento della Direzione Prevenzione della Regione Veneto, si tratta di sette casi confermati e tre classificati come probabili, tutti in buone condizioni e gestiti a domicilio. Gli ultimi contagi riguardano residenti nel Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella, in un’area distinta da quella di Parona, già sottoposta a disinfestazione straordinaria.
La Regione ha deciso di rafforzare la strategia di contenimento, che prevede trattamenti adulticidi e larvicidi estesi anche ai comuni limitrofi, il coinvolgimento dei sindaci, la sensibilizzazione della popolazione, l’informazione ai medici di medicina generale e pediatri e l’uso di trappole per monitorare la presenza di zanzare. Gli interventi saranno ripetuti sulla base dell’andamento epidemiologico.
Al di fuori del Veneto, sono stati notificati 41 casi in provincia di Modena, con prevalenza nel comune di Carpi (36), oltre a casi isolati a Modena, San Prospero, Concordia sulla Secchia e Soliera. Anche in questo territorio le autorità hanno attivato misure straordinarie di disinfestazione.
Sul fronte dei vaccini, le autorità sanitarie statunitensi hanno sospeso l’autorizzazione all’uso di Ixchiq, prodotto dall’azienda Valneva, a seguito di nuovi casi di effetti collaterali. La decisione comporta l’immediata interruzione delle spedizioni e delle vendite del vaccino negli Stati Uniti. Ixchiq era stato già oggetto di restrizioni in Europa, con una sospensione temporanea per gli anziani prima della successiva ri-autorizzazione.
Parallelamente, un gruppo di ricercatori italiani e statunitensi, tra cui Massimo Ciccozzi dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha pubblicato su Pathogens and Global Health un’analisi che evidenzia le criticità nella gestione globale della Chikungunya e delle altre malattie trasmesse da zanzare. Secondo gli autori, nonostante le lezioni della pandemia di Covid-19, manca ancora un sistema integrato e centralizzato per la raccolta e la condivisione in tempo reale di dati epidemiologici, sequenze genetiche e informazioni sui vettori.
La diffusione delle zanzare Aedes aegypti e Aedes albopictus, favorita dai cambiamenti climatici e dall’urbanizzazione, estende il rischio a nuove aree geografiche, anche temperate e densamente popolate. Per gli esperti, la mancanza di una rete globale di sorveglianza rappresenta un ostacolo alla tempestività della risposta, mentre cresce il numero di focolai in Europa e Nord America.
«La comunità scientifica e i decisori politici hanno il dovere di creare una rete di dati globale che consenta non solo il monitoraggio, ma anche un intervento tempestivo», affermano gli autori, sottolineando l’urgenza di investire in una piattaforma integrata per la gestione delle arbovirosi.