La Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS consolida sempre di più la sua posizione come polo d’eccellenza per la chirurgia fetale, con particolare riferimento alla sindrome da trasfusione feto-fetale (TTTS), una grave complicanza che colpisce ogni anno circa 300 gravidanze gemellari monocoriali in Italia, posizionandosi come uno dei pochi centri nel Centro-Sud Italia in grado di affrontare questa sfida clinica con competenze multidisciplinari avanzate.
La TTTS si verifica esclusivamente nelle gravidanze monocoriali, in cui due gemelli condividono una sola placenta. Le comunicazioni vascolari placentari (anastomosi) possono determinare un passaggio sbilanciato di sangue da un gemello all’altro, configurando un quadro in cui il “donatore” diventa ipoperfuso e sviluppa oligoidramnios, mentre il “ricevente” va incontro a ipervolemia e polidramnios, con rischio di scompenso cardiaco. In assenza di trattamento, il tasso di mortalità fetale può superare il 90%.
Questa sindrome interessa circa il 15% delle gravidanze monocoriali, le quali rappresentano circa un terzo delle gravidanze gemellari totali.
“La chirurgia fetale – spiega il professor Ghi – è una disciplina giovane ma in rapida evoluzione. La fetoscopia laser, in particolare, ha segnato una svolta nella gestione della TTTS, con risultati clinici che parlano chiaro: una sopravvivenza senza esiti neurologici per entrambi i gemelli fino al 60% dei casi, e di almeno uno dei due nell’80% dei casi trattati. Numeri impensabili fino a poco tempo fa”.
La procedura, denominata laser-coagulazione fetoscopica delle anastomosi placentari, è tecnicamente complessa. “Si tratta di una tecnica mini-invasiva endoscopica – spiega la dottoressa Familiari – che prevede l’introduzione di una microcamera (fetoscopio) all’interno della cavità amniotica, attraverso la parete addominale materna. Una volta individuate le anastomosi responsabili della trasfusione anomala, si procede alla loro coagulazione con un laser a fibra ottica. In questo modo, si separano funzionalmente le due circolazioni e si ‘dicorionizza’ la placenta, ponendo fine allo squilibrio emodinamico”.
Grazie all’impegno dell’équipe guidata dal professor Tullio Ghi, Ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della UOC di Ostetricia e Patologia Ostetrica, il Gemelli ha già eseguito una decina di interventi di questo tipo dallo scorso autunno, con risultati incoraggianti. L’équipe è composta, oltre che dal professor Ghi, anche dalle dottoresse Elisa Bevilacqua e Alessandra Familiari, con una formazione d’élite presso il CHU Brugmann di Bruxelles (con il professor Jacques Jani) e il St. George’s University Hospital di Londra (con il professor Basky Thilaganathan), entrambi tra i massimi esperti mondiali di medicina fetale.
Considerando che i parti gemellari sono il 2-3% delle oltre 300.000 gravidanze annue in Italia, la sindrome da trasfusione feto-fetale è una patologia rara ma ad altissimo impatto, che richiede sorveglianza ecografica intensiva con Doppler ogni due settimane a partire dal secondo trimestre.
“La diagnosi precoce è fondamentale – sottolinea la dottoressa Bevilacqua –. Lo scompenso si manifesta tipicamente tra la 17ª e la 26ª settimana di gestazione. Quando si riscontrano segni di alterazione dei flussi e sbilanciamento del liquido amniotico, si pone indicazione all’intervento in utero, che ha lo scopo di ristabilire un’equa distribuzione ematica”.
Le prime 48 ore dopo l’intervento sono particolarmente critiche, e il decorso successivo richiede monitoraggio intensivo, inclusa la risonanza magnetica fetale per valutare eventuali danni neurologici.
“Sebbene in Italia esistano già alcuni centri nel Nord in grado di effettuare questi interventi – precisa Ghi – nel Centro-Sud solo il Gemelli e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù possono offrire questo tipo di assistenza altamente specialistica. La forza del Gemelli risiede anche nella possibilità di fornire un percorso assistenziale completo: dalla diagnosi precoce, al trattamento intrauterino, fino alla gestione del parto e al follow-up neonatale”.