Un nuovo rapporto pubblicato da The Lancet definisce la plastica una “crisi globale” sanitaria e ambientale, responsabile di danni lungo tutto il suo ciclo di vita e di un costo annuo stimato in 1,5 trilioni di dollari a carico di governi e contribuenti. La pubblicazione coincide con l’avvio a Ginevra dell’ultima tornata di negoziati tra 175 Paesi per il primo Global Plastics Treaty.
La produzione mondiale di plastica è destinata a triplicare entro il 2060, mentre meno del 10% viene riciclato. Attualmente si stima che circa 8.000 megatonnellate inquinino l’ambiente terrestre e marino. Secondo The Lancet, la plastica danneggia la salute umana e il pianeta in ogni fase del suo ciclo: dall’estrazione dei combustibili fossili alla produzione, fino al consumo e allo smaltimento.
“Le plastiche sono un pericolo grave, crescente e poco riconosciuto per la salute umana e planetaria. Causano malattie e morte dall’infanzia alla vecchiaia”, si legge nel rapporto, che ne evidenzia il contributo anche al cambiamento climatico, all’inquinamento e alla perdita di biodiversità.
L’esposizione a sostanze plastiche interessa soprattutto le popolazioni a basso reddito e vulnerabili. Le microplastiche sono ormai state rilevate non solo in oceani e fiumi, ma anche nel corpo umano, inclusi latte materno e tessuti cerebrali.
Il documento lancia l’iniziativa “The Lancet Countdown on health and plastics”, un sistema di monitoraggio per seguire gli sviluppi politici sul tema. La pubblicazione è stata sincronizzata con i negoziati in corso a Ginevra, in programma fino al 14 agosto.
Il trattato in discussione mira a fissare obiettivi vincolanti per la riduzione della produzione plastica, ma incontra l’opposizione di Paesi come Cina, Russia, Iran e Arabia Saudita, che spingono invece per rafforzare il riciclo. The Lancet definisce le industrie petrolchimiche un “fattore chiave” dell’aumento incontrollato della plastica, evidenziando come molte aziende si stiano riconvertendo a questa produzione in risposta al calo della domanda di energia fossile.
I materiali plastici possono contenere fino a 16.000 sostanze chimiche, assorbite dall’organismo attraverso ingestione, inalazione e contatto cutaneo, soprattutto da contenitori e imballaggi per alimenti. I soggetti più esposti sono i feti, i neonati e i bambini, con effetti che includono aborto spontaneo, malformazioni, ridotta funzione cognitiva e diabete. Negli adulti, i rischi riguardano malattie cardiovascolari, ictus e tumori.
Secondo gli autori, l’impatto sanitario potrebbe essere sottostimato: “Visti gli ampi margini di incertezza sulla tossicità delle sostanze plastificanti, è ragionevole concludere che il carico di malattia attribuito oggi sia inferiore alla realtà”.
La rivista conclude che “non è più possibile uscire dalla crisi della plastica affidandosi solo al riciclo” e invoca interventi basati sull’evidenza scientifica: leggi, politiche, incentivi, innovazione e monitoraggio.