Uno studio pubblicato su JAMA Network Open mostra che i pazienti tendono a valutare in modo meno favorevole i medici che dichiarano di usare strumenti di intelligenza artificiale (AI) nella pratica clinica, sia per fini diagnostici che terapeutici o amministrativi. I risultati segnalano un potenziale impatto negativo sulla fiducia, percezione di competenza, empatia e persino sulla propensione a prenotare una visita.
Il lavoro, condotto su 1.276 adulti statunitensi, ha presentato ai partecipanti annunci pubblicitari fittizi di medici di famiglia. Le versioni differivano solo per una nota: la presenza o meno della dichiarazione sull’uso dell’AI. In ogni scenario con AI, i punteggi medi assegnati ai medici sono risultati significativamente inferiori rispetto al gruppo di controllo (nessuna menzione di AI), in tutte le dimensioni analizzate.
Risultati principali:
• Competenza percepita: da 3,85 (senza AI) a 3,58 (AI terapeutica)
• Affidabilità: da 3,88 a 3,61
• Empatia: da 4,00 a 3,72
• Disponibilità a prendere appuntamento: da 3,61 a 3,15
Non è emersa alcuna differenza significativa tra i diversi tipi di utilizzo dell’AI (diagnostica, terapeutica, amministrativa): la sola presenza dell’informazione “uso l’AI” è sufficiente a ridurre la fiducia.
Cosa dovrebbe fare il medico
1. Contestualizzare sempre l’uso dell’AI
Dire semplicemente “uso strumenti AI” può generare diffidenza. Il medico dovrebbe invece spiegare come viene usata e a supporto di cosa, chiarendo che il controllo clinico resta personale. Esempio: “Questo software mi aiuta a ordinare gli esami in base alle linee guida, ma la valutazione finale è mia”.
2. Anticipare i dubbi del paziente
I timori legati all’AI spaziano dall’eccessiva dipendenza dalla tecnologia alla perdita di relazione umana, fino a preoccupazioni su privacy e costi. Il medico può rassicurare il paziente spiegando che l’AI non sostituisce, ma supporta il processo decisionale clinico.
3. Proteggere il rapporto medico-paziente
La fiducia è un fattore determinante per l’aderenza alla terapia e la soddisfazione del paziente. Anche un impatto marginale, come quello rilevato dallo studio, può diventare rilevante nella pratica. È quindi cruciale preservare centralità, ascolto e presenza anche quando si introducono strumenti digitali.
4. Integrare con gradualità e trasparenza
Introdurre innovazione non significa rinunciare all’empatia. L’adozione dell’AI deve avvenire in modo guidato, spiegato e calibrato sulla sensibilità del paziente. Ogni innovazione percepita come “fredda” o impersonale rischia di compromettere la relazione clinica.
L’AI può essere uno strumento potente per ottimizzare decisioni, processi e risorse. Ma la sua adozione richiede una consapevolezza comunicativa specifica, per non minare la fiducia del paziente. Chi sceglie di integrarla nella propria pratica deve padroneggiare non solo lo strumento, ma anche il modo in cui lo presenta.