Nonostante la riduzione dei casi dopo l’ondata epidemica del 2022, la trasmissione locale della difterite nell’Unione Europea rimane attiva, con livelli superiori rispetto all’era pre-Covid. È quanto segnala l’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), che in un Rapid Risk Assessment appena pubblicato raccomanda una maggiore vigilanza clinica e azioni mirate per proteggere le fasce più esposte.
Dal gennaio 2023, 234 casi di difterite sono stati segnalati nei Paesi UE/SEE, in gran parte tra persone vulnerabili: senza fissa dimora, migranti, residenti o operatori nei centri di accoglienza, e persone che usano droghe iniettabili. Queste popolazioni, spesso non coperte da programmi vaccinali sistematici, risultano particolarmente esposte alla malattia.
“Il fatto che si osservino infezioni acquisite localmente in gruppi vulnerabili indica una trasmissione sommersa della difterite nelle comunità europee”, ha dichiarato Bruno Ciancio, responsabile delle malattie trasmissibili direttamente e prevenibili da vaccino dell’Ecdc. “Serve maggiore consapevolezza tra i clinici e un impegno sanitario proattivo per superare le barriere alla vaccinazione”.
L’Ecdc classifica il rischio molto basso per la popolazione generale, grazie alla copertura vaccinale elevata, ma moderato per i gruppi vulnerabili. Tra il 2022 e il 2024, 82 casi correlati a ceppi noti (ST377, ST384, ST574) sono stati registrati in sei Paesi europei, con un’incidenza marcata in persone non vaccinate, senzatetto o con dipendenze.
La difterite, causata da Corynebacterium diphtheriae, può presentarsi come infezione cutanea o respiratoria, quest’ultima potenzialmente letale nel 5-10% dei casi. Nei soggetti vaccinati le forme sono per lo più asintomatiche o lievi.
L’Ecdc invita i professionisti della salute a rafforzare la sorveglianza clinica, con particolare attenzione alle forme atipiche o lievi della malattia, spesso sottodiagnosticate:
• Aumentare l’allerta tra i sanitari, anche in Pronto Soccorso, medicina generale, tossicodipendenze e servizi sociali.
• Garantire accesso equo alla vaccinazione, anche con campagne mirate nei centri per migranti, rifugi e comunità vulnerabili.
• Mantenere scorte locali di antitossina difterica (DAT) e aggiornare i protocolli di trattamento.
• Rafforzare la notifica tempestiva dei casi e la tracciabilità epidemiologica.
La vaccinazione contro la difterite fa parte dei programmi vaccinali nazionali europei, ma i dati suggeriscono una perdita di copertura nei soggetti fragili e tra i professionisti sanitari meno esposti al rischio clinico.