“Su 100 accessi nei Pronto Soccorso italiani, 65 sono codici bianchi o verdi. Questo significa che quelle persone non dovrebbero trovarsi lì.” Il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, al Forum in Masseria condotto da Bruno Vespa, ha richiamato con forza l’urgenza di riorganizzare il sistema dell’assistenza territoriale, evidenziando come l’assenza di un filtro territoriale efficiente stia compromettendo la funzionalità dei DEA e contribuendo alla percezione, spesso distorta, di un sistema sanitario inefficiente.
Il sottosegretario ha chiarito che la risposta a questa criticità si sta concretizzando attraverso la realizzazione delle Case di Comunità, strutture che dovrebbero offrire presa in carico della bassa complessità, con orari prolungati (8–20 o 8–22) e la presenza continuativa di medici di medicina generale, a cui è richiesto un monte ore settimanale tra le 15 e le 18 ore. In questi luoghi, secondo Gemmato, sarà possibile gestire in modo appropriato situazioni come “il bambino che cade dall’altalena con un dolore al polso”, che oggi genera traffico improprio nei PS, medicina difensiva e tensioni con gli utenti. Il Ministero della Salute, ha ribadito Gemmato, accompagnerà le Regioni affinché entro giugno 2026 tutte le 1.050 Case di Comunità previste siano pienamente operative, complete di personale, strumentazione e percorsi assistenziali codificati. Il sottosegretario ha anche segnalato come una corretta presa in carico territoriale non solo sgraverebbe i PS, ma ridurrebbe fenomeni di aggressività nei confronti degli operatori sanitari e restituirebbe fiducia alla cittadinanza.
Gemmato ha sottolineato, poi, la necessità di valorizzare i professionisti del Servizio Sanitario Nazionale, soprattutto quelli in prima linea nei Pronto Soccorso. “Occorre restituire dignità clinica e protezione operativa a medici e infermieri del sistema emergenza–urgenza. Lo si fa con investimenti, ma anche con organizzazione: la medicina territoriale non può più essere il punto debole della nostra assistenza”.