Al Congresso ASCO 2025 di Chicago sono stati presentati numerosi studi che rafforzano il ruolo delle terapie innovative nel trattamento del carcinoma mammario. La ricerca internazionale sta ridefinendo gli approcci terapeutici in diversi sottotipi di tumore, con risultati che potrebbero incidere significativamente sulla pratica clinica.
Uno dei progressi più rilevanti riguarda il tumore metastatico ER+ HER2-, con i dati dello studio EMBER III che confermano il beneficio di imluestrant sia in combinazione con terapia endocrina, sia in associazione con abemaciclib.
«La qualità di vita delle pazienti con carcinoma mammario metastatico ER+ HER2- è un parametro fondamentale nella scelta delle terapie», afferma Giuseppe Curigliano, Professore di Oncologia Medica presso l’Università di Milano, Direttore della Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative allo IEO e Presidente eletto ESMO. «Imluestrant, associato alla terapia endocrina, ha dimostrato di migliorare il controllo della malattia, con una tollerabilità che ne supporta l’utilizzo».
Parallelamente, il trial DESTINY-Breast09 ha evidenziato il vantaggio della combinazione trastuzumab deruxtecan e pertuzumab rispetto al trattamento standard con taxano, trastuzumab e pertuzumab. L’analisi ad interim ha mostrato una riduzione del rischio di progressione o morte del 44%, con una sopravvivenza libera da progressione mediana di 40,7 mesi contro 26,9 mesi. Questi dati potrebbero cambiare la pratica clinica. «Trastuzumab deruxtecan già rappresenta uno standard terapeutico in seconda linea; i risultati attuali indicano una potenziale estensione del suo utilizzo in prima linea», specifica Valentina Guarneri, Direttore dell’Oncologia 2 all’Istituto Oncologico Veneto – IRCCS di Padova, primo centro nazionale per pazienti trattati.
Un altro importante avanzamento riguarda il tumore triplo negativo PD-L1 positivo, estremamente aggressivo e spesso diagnosticato in donne giovani. Lo studio ASCENT-04/KEYNOTE-D19 ha dimostrato che la combinazione tra sacituzumab govitecan e pembrolizumab offre una migliore sopravvivenza libera da progressione rispetto alla chemioterapia più pembrolizumab, con un rischio di progressione ridotto del 35%. «Sacituzumab govitecan è un farmaco innovativo che consente un miglior controllo della malattia, con una tossicità inferiore rispetto alla chemioterapia tradizionale», ha dichiarato Curigliano. «Quasi la metà delle pazienti con tumore triplo negativo non ha la possibilità di ricevere un secondo trattamento, per cui nuove opzioni terapeutiche sono urgenti», ha aggiunto Corigliano. Francesco Perrone, Presidente AIOM, ha sottolineato il ruolo crescente dell’immunoterapia combinata con gli anticorpi farmaco-coniugati.
Lo studio INAVO120, invece, ha segnato una svolta nel trattamento del tumore avanzato HR-positivo, HER2-negativo con mutazione PIK3CA. La terapia con inavolisib, in combinazione con palbociclib e fulvestrant, ha ridotto di oltre il 30% il rischio di morte rispetto alla combinazione di palbociclib e fulvestrant, con un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione e una buona tollerabilità senza nuovi rischi di sicurezza. Per la prima volta, un farmaco mirato alla via PI3K ha dimostrato un impatto significativo sulla sopravvivenza. «Non solo il regime con inavolisib raddoppia la sopravvivenza libera da progressione, ma prolunga la vita e ritarda la necessità della chemioterapia, rappresentando una svolta nel trattamento di questo sottotipo di tumore», ha commentato Nicholas Turner, Professore di Oncologia Molecolare presso l’Institute of Cancer Research e Consulente Oncologo Medico al Royal Marsden NHS Foundation Trust. «Questi risultati ci fanno pensare che questo regime potrebbe diventare il nuovo standard di cura nel setting di prima linea, dal momento che ha dimostrato un beneficio sostanziale sugli esiti clinici dei pazienti e sulla loro qualità della vita».
Infine, nel tumore avanzato HR-positivo con mutazione emergente di ESR1, i dati dello studio SERENA-6 hanno evidenziato l’efficacia di camizestrant, SERD orale di nuova generazione, che in associazione con un inibitore CDK4/6, ha ridotto il rischio di progressione o morte del 56%. «Il monitoraggio del DNA tumorale circolante ha permesso di anticipare il cambio di terapia, intervenendo sulla mutazione ESR1 prima della progressione clinica», spiega Giampaolo Bianchini, Professore Associato all’IRCCS Ospedale San Raffaele, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. «Lo studio SERENA-6 aveva proprio l’obiettivo di dimostrare che il paradigma oncologico adottato negli ultimi 40 anni, cioè il cambio di terapia quando un farmaco clinicamente non funziona più, non fosse il modo migliore di curare le pazienti, testando l’ipotesi rivoluzionaria che il cambio di terapia dovesse invece essere anticipato al momento in cui il tumore comincia a sviluppare questo meccanismo di resistenza, verificato mediante biopsia liquido dopo un semplice prelievo di sangue». «Il passaggio a camizestrant con un inibitore CDK4/6 ha più che dimezzato il rischio di progressione, suggerendo un nuovo paradigma terapeutico», conferma Alberto Zambelli, Professore Associato di Oncologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Direttore dell’Oncologia dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Per la prima volta, la strategia terapeutica non viene modificata al momento della progressione clinica e radiologica, ma al momento della progressione molecolare».