L’Agenzia Italiana del farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di tislelizumab (di BeOne Medicines) in tre indicazioni oncologiche: carcinoma a cellule squamose dell'esofago, adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea HER2-negativo in prima linea in combinazione con chemioterapia, e carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in monoterapia dopo precedente chemioterapia a base di platino. Tutte e tre le indicazioni riguardano la malattia localmente avanzata non resecabile o metastatica.
Le tre neoplasie condividono una caratteristica fondamentale: la diagnosi avviene frequentemente in stadio avanzato, con finestre terapeutiche limitate e prognosi severa. In Italia si stimano circa 2.350 nuovi casi annui di tumore dell'esofago, con circa due terzi diagnosticati già in stadio non operabile. Il carcinoma gastrico conta 12.370 nuove diagnosi stimate nel 2025, con meno del 20% individuato in fase iniziale e sopravvivenza a 5 anni del 32%. Il tumore del polmone, seconda neoplasia più frequente nel Paese con 43.500 nuove diagnosi stimate nel 2025, presenta ancora oggi più del 50% delle diagnosi in stadio avanzato.
«Per oltre 20 anni non ci sono stati reali progressi in queste neoplasie, soprattutto nelle forme che non esprimono la proteina HER2» spiega Filippo Pietrantonio, Responsabile Oncologia Medica Gastroenterologica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Tislelizumab è un anticorpo monoclonale anti-PD-1 che ripristina la risposta immunitaria antitumorale bloccando l'interazione tra PD-1 e i suoi ligandi PD-L1 e PD-L2, inibendo così i meccanismi di evasione immunitaria delle cellule neoplastiche. Per le indicazioni nel carcinoma esofageo e nell'adenocarcinoma gastrico, l'approvazione è riservata ai pazienti con espressione di PD-L1 con punteggio di positività dell'area tumorale (TAP) ≥5%, rendendo la determinazione del biomarcatore al momento della diagnosi di malattia avanzata un passaggio diagnostico mandatorio. Nell'indicazione NSCLC, i benefici sono risultati indipendenti dai livelli di espressione di PD-L1 e dall'istologia, squamosa o non squamosa.
Tislelizumab aveva già ricevuto il via libera dall'EMA in nove indicazioni complessive ed è il principale asset della pipeline di BeOne per i tumori solidi.
Le tre approvazioni simultanee configurano tislelizumab come un agente immunoterapico con un profilo di indicazioni trasversale in oncologia digestiva e toracica. Le approvazioni di tislelizumab si basano sui risultati del programma clinico RATIONALE, che ha dimostrato come il farmaco, in monoterapia o in combinazione con la chemioterapia, migliori significativamente la sopravvivenza globale in diversi tumori solidi. Nei pazienti con carcinoma squamoso dell’esofago e adenocarcinoma gastrico con espressione di PD-L1 ≥5%, tislelizumab associato alla chemioterapia ha ridotto il rischio di morte rispettivamente del 38% e del 29%, portando la sopravvivenza globale mediana fino a 19,1 e 16,4 mesi; nel NSCLC pretrattato ha inoltre mostrato una sopravvivenza mediana di 16,9 mesi rispetto a 11,9 mesi con docetaxel.
«Nei pazienti con espressione del biomarcatore PD-L1, la combinazione di tislelizumab più chemioterapia ha mostrato un beneficio davvero impressionante, perché ha quasi raddoppiato la sopravvivenza globale nel confronto con la sola chemioterapia» spiega Pietrantonio.
Gli studi hanno evidenziato anche un profilo di sicurezza gestibile e coerente con quello degli immunoterapici anti-PD-1, con eventi avversi prevalentemente di grado lieve o moderato e una migliore tollerabilità rispetto alla chemioterapia in alcuni setting, accompagnata da risposte più durature e tassi di risposta superiori rispetto ai trattamenti standard.
«L'approvazione di tislelizumab da parte di AIFA rende disponibile un'ulteriore offerta terapeutica immunoterapica in pazienti che hanno forti necessità di disporre di più opzioni. Va ricordato che i benefici ottenuti con tislelizumab sono indipendenti dai livelli di espressione del biomarcatore PD-L1 e dall'istologia. Il miglior controllo della malattia si traduce in una riduzione dei sintomi e, quindi, in una migliore qualità di vita, aspetto molto importante nei pazienti colpiti da neoplasia metastatica» afferma Federico Cappuzzo, Direttore Oncologia Medica 2, Istituto Nazionale Tumori "Regina Elena" di Roma.
«Per molti pazienti la chemioterapia svolge tuttora un ruolo decisivo. L'integrazione corretta dei vari approcci e le giuste valutazioni delle sequenze di cura rendono ancora fondamentale il giudizio di un team multidisciplinare» conclude Silvia Novello, Presidente WALCE, Direttore Oncologia Medica, Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano.