AIFA ha approvato la rimborsabilità di darolutamide, inibitore orale di nuova generazione del recettore degli androgeni, in combinazione con la terapia di deprivazione androgenica (ADT) per il trattamento del carcinoma prostatico ormonosensibile metastatico. Si tratta della terza indicazione approvata per il farmaco in Italia e della prima che consente l'utilizzo senza chemioterapia, rendendo darolutamide l'unico inibitore del recettore degli androgeni rimborsato da AIFA con questa flessibilità di impiego. La precedente approvazione per la stessa indicazione in associazione a docetaxel risaliva a marzo 2024; la prima, per il carcinoma prostatico non metastatico resistente alla castrazione ad alto rischio, a febbraio 2021.
Il tumore della prostata è la neoplasia più frequente negli uomini in Italia, con oltre 40.000 nuove diagnosi l'anno e circa 485.000 persone che vivono con una diagnosi pregressa, una cifra in costante crescita soprattutto fra le fasce più giovani. La sopravvivenza a 5 anni raggiunge il 91% nella popolazione generale, ma scende al di sotto del 30% nella forma ormonosensibile metastatica, fascia in cui l'evoluzione verso la malattia resistente alla castrazione rappresenta il principale determinante prognostico negativo.
«La maggior parte degli uomini con carcinoma della prostata ormonosensibile metastatico progredisce alla fase di malattia metastatica. Da qui l'importanza di disporre di più opzioni di cura, in grado di rallentare la progressione del tumore» ha affermato Elisa Zanardi, Segretario Linee Guida AIOM sul carcinoma della prostata, IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova.
Darolutamide è un inibitore orale del recettore degli androgeni di nuova generazione con una struttura chimica peculiare che ne limita il passaggio attraverso la barriera emato-encefalica, riducendo il rischio di effetti avversi a livello del sistema nervoso centrale. Agisce bloccando la via di segnalazione androgenica, inibendo la crescita delle cellule tumorali con un profilo di interazioni farmacologiche favorevole rispetto ad altri agenti della stessa classe.
L'approvazione senza chemioterapia si basa sui risultati dello studio ARANOTE, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology: darolutamide in associazione alla sola ADT ha ridotto del 46% il rischio di progressione radiologica o di morte rispetto al placebo, senza effetti collaterali di rilievo. Il farmaco ha inoltre mostrato di ritardare la progressione del dolore e di rallentare in modo clinicamente significativo il deterioramento della qualità di vita correlata alla salute.
«La sua elevata tollerabilità deriva dalla struttura chimica peculiare, in grado di inibire la crescita delle cellule tumorali, limitando effetti collaterali che possono impattare sulla vita quotidiana. Nello studio ARANOTE, un numero inferiore di pazienti trattati con darolutamide ha dovuto interrompere il trattamento per eventi avversi rispetto al placebo» spiega Elisa Zanardi.
A supporto della flessibilità d'impiego con chemioterapia, lo studio ARASENS, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che darolutamide in associazione ad ADT e docetaxel riduce il rischio di morte del 32,5% rispetto alla sola ADT più chemioterapia nei pazienti con malattia ad alto volume.
La nuova approvazione consente di personalizzare la scelta terapeutica in base al profilo del paziente, riservando la chemioterapia ai casi in cui è clinicamente indicata e offrendo un'alternativa efficace nei soggetti per i quali l'aggiunta di docetaxel non è appropriata o desiderata. «La nuova approvazione da parte di AIFA estende l'utilizzo di darolutamide a un gruppo più vasto di pazienti salvaguardando la qualità di vita, aspetti molto importanti per i pazienti con neoplasia in fase metastatica» ha affermato Luigi Formisano, membro del Direttivo Nazionale AIOM, Professore di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Grazie alla nuova indicazione, darolutamide è l'unico inibitore del recettore degli androgeni approvato da AIFA che consente di personalizzare il trattamento, con o senza la chemioterapia, per soddisfare le necessità di ogni paziente e migliorare i risultati clinici. «La disponibilità di una terapia in grado di preservare il benessere del paziente, di ridurre al minimo le interferenze con gli altri farmaci e di ritardare la progressione del dolore si traduce anche in una migliore gestione della malattia, perché offre ai clinici più tempo da dedicare ai pazienti» conclude Alberto Briganti, Professore di Urologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.