Tumore alla mammella: consenso Delphi per il trattamento
29/05/2025

Consenso Delphi italiano su sacituzumab govitecan nel tumore mammario avanzato

Sacituzumab govitecan rappresenta un importante progresso nel trattamento del carcinoma mammario triplo negativo. Un consenso Delphi nazionale ha raccolto le esperienze cliniche sul suo utilizzo

tumore seno

Il carcinoma mammario triplo negativo metastatico è una delle forme più aggressive di tumore al seno, caratterizzata dall’assenza di recettori ormonali e da limitate opzioni terapeutiche mirate. Sacituzumab govitecan rappresenta un importante progresso nel trattamento di questa patologia, combinando un anticorpo diretto contro l’antigene Trop-2, espresso nei tumori epiteliali solidi, con l’agente citotossico SN-38. Tuttavia, la gestione ottimale del farmaco e dei suoi potenziali effetti avversi richiede raccomandazioni basate sull’esperienza clinica, specialmente quando le evidenze dirette sono ancora limitate.

Per rispondere a questa esigenza, è stato promosso un consenso Delphi nazionale, coordinato metodologicamente dal Prof. Massimo Di Maio e guidato da Anna Amela Valsecchi (Dipartimento di Oncologia, Università di Torino, A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino, Ospedale Molinette), con l’obiettivo di raccogliere le opinioni di un panel di esperti in oncologia e terapie di supporto sull’utilizzo clinico di sacituzumab govitecan.

Il processo ha previsto la discussione e la definizione di una serie di affermazioni da parte di un comitato scientifico, successivamente sottoposte ai partecipanti in due turni di votazione. L’obiettivo era ottenere un consenso su aspetti chiave riguardanti la sicurezza, i regimi di dosaggio e la gestione dei pazienti trattati con il farmaco. I quesiti delle due tornate di indagine sono stati formulati sulla base della letteratura scientifica disponibile, con un criterio di consenso stabilito al 75% di accordo tra gli esperti.

Un metodo strutturato per raccogliere esperienza clinica

Nel mese di ottobre 2024, le opinioni di una trentina di esperti sono state raccolte mediante votazione su 40 affermazioni, con un grado di accordo complessivo pari al 67%. Tra i temi più discussi figurano la possibilità di riduzione della dose iniziale di sacituzumab govitecan e le strategie di profilassi per i pazienti portatori del genotipo UGT1A1 28/28. La gestione della tossicità ematopoietica ha sollevato notevoli incertezze, in particolare riguardo alla neutropenia, effetto avverso più comune. L’analisi dello studio PRIMED ha permesso di valutare l’impiego profilattico del fattore stimolante le colonie di granulociti (G-CSF) e della loperamide come strumenti per migliorare la tollerabilità della terapia e ridurre la necessità di modifiche del trattamento. Sebbene i dati mostrino una riduzione clinicamente rilevante dell’incidenza e della gravità della neutropenia e della diarrea correlate a SG, l’uso profilattico del G-CSF in caso di neutropenia severa rimane controverso, con molti esperti poco inclini a questa pratica.

Polimorfismi, fragilità e altri temi critici

Per quanto riguarda i polimorfismi UGT1A1 28/28, il panel ha evidenziato che il test genetico non viene eseguito di routine, suggerendo che la profilassi primaria con G-CSF può essere impiegata in base alla pratica clinica, anche se il 36,4% degli esperti ha dichiarato incertezza rispetto alla migliore strategia di gestione. Un altro punto di confronto ha riguardato la tossicità epatica, in particolare per la sindrome di Gilbert, condizione lieve caratterizzata da iperbilirubinemia intermittente. Il consenso ha stabilito che SG può essere considerato nei pazienti con sindrome di Gilbert e livelli di bilirubina totale inferiori a 3 mg/dL, ma cautela è necessaria nei soggetti con il polimorfismo UGT1A1 28/28, data l’influenza del fegato sul metabolismo del farmaco.

Anche il tema della dose iniziale ha suscitato ampio confronto: la raccomandazione prevalente è stata quella di iniziare con dosaggio pieno, anche nei pazienti fragili e anziani. Tuttavia, l’assenza di evidenze robuste ha portato una parte del panel a esprimere perplessità, soprattutto rispetto alla reale efficacia della somministrazione a dose piena in tutte le categorie di pazienti. La possibilità di adottare una riduzione iniziale, pur ipotizzabile in alcuni casi, non ha raggiunto il livello di consenso stabilito, evidenziando una persistente variabilità nelle scelte cliniche.

Tossicità, qualità della vita e supporto

Infine, il panel ha evidenziato l’importanza di una valutazione sistematica della fatigue, suggerendo l’uso di strumenti validati come FACIT-F e Brief Fatigue Inventory, pur riconoscendo che una valutazione a ogni visita potrebbe risultare impegnativa nella pratica clinica. Per la gestione della nausea e del vomito indotti da chemioterapia, le linee guida MASCC/ESMO raccomandano una profilassi antiemetica basata su combinazioni di antagonisti dei recettori NK1 e 5-HT3 con steroidi, variabile in base al rischio emetico della terapia. I nuovi Antibody Drug Conjugates (ADCs) si collocano nella fascia alta del rischio emetico moderato, comparabile al carboplatino con AUC >5. Tuttavia, permane incertezza sull’uso profilattico della loperamide per prevenire la diarrea, con circa metà degli esperti ancora incerti sulla somministrazione primaria nei pazienti ad alto rischio.

Conclusioni

Le evidenze raccolte in questo consenso Delphi forniscono un riferimento importante per supportare le decisioni cliniche e sottolineano la necessità di studi prospettici su sacituzumab govitecan per chiarire le aree di incertezza emerse, migliorando la gestione della terapia per i pazienti affetti da tumore mammario triplo negativo metastatico.

Oncologist. 2025;30(5):oyaf088. doi: 10.1093/oncolo/oyaf088.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40366333/

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