Le principali organizzazioni sindacali della dirigenza sanitaria hanno lanciato un nuovo allarme: il Servizio Sanitario Nazionale è al collasso. In un comunicato congiunto indirizzato ai Ministri della Salute e della Pubblica Amministrazione, alle Regioni e alle Commissioni parlamentari competenti, i sindacati denunciano l’assenza di azioni concrete per affrontare la crisi strutturale che colpisce il personale sanitario pubblico, ormai logorato da stanchezza, demotivazione e condizioni di lavoro sempre più insostenibili.
Secondo la nota firmata da AAROI-EMAC, FASSID, FP CGIL Medici, FVM e UIL FPL Medici, il personale sanitario è lasciato solo davanti a un’ondata crescente di richieste da parte dei cittadini, costretti ad affrontare tempi d’attesa infiniti e un’assistenza sempre più a rischio. Gli operatori rimasti in servizio, definiti "eroici", affrontano un carico di lavoro insostenibile che espone a gravi rischi sia i lavoratori sia i pazienti, in un contesto dove cresce la possibilità di errore clinico e si moltiplicano gli episodi di violenza nei confronti dei sanitari.
Le sigle sindacali denunciano il mancato rinnovo del contratto nazionale, scaduto a dicembre 2024, e una proposta economica da parte del Governo ritenuta “inaccettabile”: un aumento del 5,78% a fronte di un’inflazione del 17%. A questo si aggiungono retribuzioni tra le più basse d’Europa, blocco delle assunzioni, e l’assenza dell’atto di indirizzo per aprire le trattative sul nuovo contratto.
A questo si aggiunge la denuncia sulla “dimenticanza” del finanziamento dell’indennità di specificità per numerose figure della dirigenza sanitaria come psicologi, biologi, chimici, farmacisti, fisici e dirigenti delle professioni sanitarie, escluse dagli incrementi previsti dalla legge di bilancio nonostante le promesse del Ministro della Salute.
Particolarmente critico il giudizio sull’ultimo stanziamento per la specializzazione delle aree sanitarie: 4.776 euro lordi l’anno per professionisti come veterinari, psicologi e biologi, contro i circa 27.000 euro riconosciuti ai medici. Un trattamento che i sindacati definiscono umiliante e discriminatorio, aggravato dal fatto che i decreti attuativi per l’erogazione dei fondi non sono ancora stati adottati, rendendo il finanziamento puramente virtuale.
I sindacati chiedono al Governo e alle Regioni un impegno immediato, concreto e responsabile per evitare quello che definiscono “il collasso definitivo” del Servizio Sanitario Nazionale.