Una riforma strutturale del Servizio sanitario nazionale e il ripristino della formula che affida in maniera esclusiva ai medici le attività di diagnosi, prognosi e terapia. È questa la richiesta al centro dell’intervento del presidente della Federazione CIMO-FESMED Guido Quici, intervenuto oggi in audizione presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati sul disegno di legge “Misure di garanzia per l’erogazione delle prestazioni sanitarie e altre disposizioni in materia sanitaria”. “Per affrontare in modo efficace l’emergenza delle liste d’attesa – ha dichiarato Quici – non bastano misure tampone o soluzioni fondate su prestazioni aggiuntive e contratti precari. Serve un intervento legislativo ampio e organico che agisca sulle vere cause del problema: la carenza di personale, posti letto, ambulatori e strutture”.
Particolare attenzione è stata rivolta alla modifica del testo del ddl: il Senato ha infatti eliminato il riferimento all’esclusività del ruolo dei medici, aprendo secondo la Federazione a una pericolosa commistione di competenze che può compromettere la sicurezza delle cure. “La reintroduzione della formula originaria è essenziale per tutelare i pazienti e chiarire le responsabilità cliniche”, ha ribadito Quici. Nel corso dell’audizione, il Presidente di CIMO-FESMED ha inoltre proposto di includere rappresentanti dei professionisti sanitari all’interno del Sistema Nazionale di Governo delle Liste di Attesa e dell’Osservatorio nazionale, criticando l’assenza di un reale coinvolgimento delle categorie coinvolte nella gestione delle criticità del sistema.
Un altro punto critico segnalato riguarda il taglio del 50% ai fondi previsti dalla legge 213/2023 per finanziare l’aumento delle tariffe delle prestazioni aggiuntive dei medici del SSN, una misura nata per ridurre i tempi di attesa ma depotenziata da una scelta definita “incomprensibile”. Infine, Quici ha rilanciato una richiesta storica del sindacato: subordinare l’accesso ai fondi pubblici per la sanità privata accreditata alla firma dei contratti collettivi per i lavoratori del settore, per garantire equità e qualità anche al di fuori del perimetro pubblico.