Tra i medici italiani con meno di 50 anni, sei su dieci sono donne. E, tra i medici con età compresa tra i 40 e i 49 anni, la proporzione sale al 64%: quasi due su tre.
Sono questi alcuni dei dati più eclatanti tra quelli elaborati, come ogni anno, in occasione dell’8 marzo dal Ced della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli Odontoiatri e aggiornati al 18 febbraio scorso. Dati che, sottolinea una nota Fnomceo, mostrano, nelle fasce d’età più giovani, un leggero incremento della forbice, a favore della quota al femminile, rispetto a un anno fa.
I medici under 50, peraltro, continua la nota Fnomceo, sono solo il 42% dei 422511 iscritti al loro Albo. Percentuale che fa il paio con i dati Eurostat, che indicano l’Italia come il Paese europeo con i medici ancora attivi più anziani per età.
In ogni caso, considerando la platea dei medici con meno di 70 anni, tutti potenzialmente ancora in attività anche all’interno del Servizio sanitario nazionale, il quadro cambia, ma di poco: sono ancora le donne ad essere in vantaggio, anche se con una percentuale più risicata, il 53%.
Situazione esattamente opposta, invece, se guardiamo al totale dei medici iscritti agli Albi: più numerosi sono allora gli uomini, con la stessa percentuale del 53%. Questo perché tra gli over 75 che restano iscritti all’albo, circa 35000, oltre 29000 sono uomini, l’83% (un punto percentuale in meno rispetto allo scorso anno). Percentuale che scende al 76%, rimanendo comunque elevata, se consideriamo tutti i medici con più di 70 anni.
Analizzando i numeri per fasce di età, vediamo che gli uomini sono in maggioranza in tutte le fasce oltre i 60 anni. Si ha una sostanziale parità, con lieve preponderanza femminile, nella fascia tra i 55 e i 59 anni e poi, scendendo ancora con l’età, la tendenza si inverte. Le fasce d’età in cui la stragrande maggioranza dei medici è donna sono, come detto, quelle tra i 45 e i 49 anni e tra i 40 e 44. Scendendo ancora, il gap si restringe, ma resta sempre a favore del genere femminile, in tutte le fasce.
Il fenomeno della femminilizzazione della professione medica è dunque destinato ad accentuarsi nei prossimi cinque - dieci anni, quando via via i medici con un’età più elevata andranno in pensione e saranno sostituiti dalle fasce con percentuali femminili più elevate, per poi tendere, forse a una situazione di maggior parità.
“Nel nostro Servizio sanitario nazionale le colleghe sono ormai, da almeno cinque anni, la maggioranza – commenta il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli – soprattutto nelle fasce di età dove va costruita la carriera e in cui aumentano le responsabilità professionali e quelle familiari. I modelli organizzativi, gli orari di lavoro devono sempre più tener conto di questa realtà, valorizzando le professioniste e i professionisti, prevedendo modelli organizzativi che permettano a donne e uomini di conciliare i tempi di lavoro con quelli della vita privata e della famiglia e che tengano in debito conto, non facendole pesare sugli organici già ridotti, le possibili assenze per maternità. Per garantire pari opportunità, la femminilizzazione della professione e gli strumenti per affrontarla sono anche al centro del programma per il mandato appena iniziato del nuovo Comitato Centrale. Occorre, infine, investire sulla sicurezza. Il 12 marzo, a Foggia, celebreremo la Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari e chiederemo politiche di prevenzione e di rafforzamento della sicurezza”.