"I dati e le preoccupazioni espresse dal presidente dell'Istat Francesco Maria Chelli rimarcano tutto ciò che da anni lamentiamo nei confronti degli interlocutori politici, seriamente preoccupati per la sopravvivenza di una categoria, quella dei medici di medicina generale, che sostiene sulle proprie spalle il peso delle cure primarie e dell'assistenza di prossimità. Non si comprende come possa coesistere la consapevolezza istituzionale di questa criticità, certificata a questo punto dall'Istituto nazionale di statistica, con una legge di Bilancio che dimentica di fatto la nostra categoria". Così Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), commenta in una nota quanto emerso dalle audizioni in Commissioni riunite Bilancio di Senato e Camera sulla Manovra. "Dati allarmanti", afferma, che "confermano le ragioni che hanno portato allo stato di agitazione".
"Se è vero che Chelli ha sottolineato come i medici di medicina generale sono la categoria, insieme agli infermieri, che desta maggiori preoccupazioni tra le professioni sanitarie per le prospettive future, altrettanto vero è che da Fimmg torna ormai da tempo un forte monito sull'esigenza di intervenire presto e in modo concreto", evidenzia il sindacato. "In assenza di interventi concreti, ogni commento sulla volontà di valorizzare la medicina generale resta solo speculazione", sottolinea il leader della Fimmg. "Già dal nostro Congresso nazionale - ricorda - è emerso con forza un grave disagio e una profonda sofferenza espressa dall'intera categoria. Ciò nonostante, nella legge di Bilancio perdura da parte dei decisori politici l'assenza di iniziative volte a stanziare risorse aggiuntive per il raggiungimento degli obiettivi di politica sanitaria per l'area dei medici convenzionati e quindi per la medicina generale".
"Nei dati riferiti dal presidente Istat", per il sindacato dei medici di famiglia "c'è la dimensione di un problema che sta mettendo seriamente a rischio l'assistenza sanitaria per i cittadini. I medici di medicina generale sono 6,7 per 10.000 abitanti, il 15,7% dei medici totali, con il 77% sopra i 55 anni. Gravissimo anche l'aspetto delle carenze, visto che il numero dei medici di medicina generale è diminuito di oltre 6.000 unità in 10 anni, da 45.437 nel 2012 a 39.366 nel 2022, e il numero di assistiti pro-capite è aumentato da 1.156 nel 2012 a 1.301 nel 2022". Avverte Scotti: "Siamo ad un bivio che conduce verso direzioni diametralmente opposte e ora c'è da decidere da che parte vogliamo traghettare il servizio sanitario, bene primario nel nostro Paese". Tra le proposte ribadite dalla Fimmg "la richiesta di una qualche forma di detassazione delle quote variabili che sono oltretutto collegate agli obiettivi delle Regioni contenute nel Patto della salute e nel Pnrr, utili a sostenere lo sforzo assistenziale prodotto dai singoli medici". E poi "un investimento sul Corso di formazione in Medicina generale, unica disciplina formativa post laurea con il maggiore rapporto di abbandono e senza copertura di posti messi a concorso, che in Manovra viene dimenticata. Anzi se ne aumenta il gap, visto che il borsista già percepisce una borsa tassata e pari al 50% di quelle delle specializzazioni. Condizioni che ne riducono l'attrattività e bloccano un ricambio generazionale ormai non più rimandabile".
Sullo stesso tema è intervenuto anche il presidente dell'Enpam, ente previdenziale dei camici bianchi, Alberto Oliveti, sottolineando come "il problema riguarda tutti i cittadini che faranno sempre più difficoltà ad accedere all'assistenza di prossimità, e anche per le pensioni di chi ha svolto questa professione per una vita, non c'è da star tranquilli se non se ne prevede il rimpiazzo. Come ente previdenziale del lavoro autonomo” aggiunge Oliveti “possiamo assicurare le prestazioni solo se il flusso dei contributi dei medici lavoratori autonomi non viene intaccato", aggiunge Oliveti. "Invece nella sua audizione in Parlamento il presidente dell'Istat ha lanciato l'allarme proprio per l'aumento dell'età dei medici di medicina generale, dei loro pensionamenti e per la tendenza alla diminuzione dei professionisti in attività. Un trend assolutamente da invertire".
"Da tempo l'Enpam chiede che il corso di formazione in medicina generale diventi una specializzazione, al pari di tutte le altre discipline mediche, per aumentare l'attrattività di questa professione fondamentale, e che si dedichino maggiori risorse economiche alla medicina del territorio", conclude il presidente della Cassa dei medici e degli odontoiatri.