Professione medica
Sindacati
29/07/2024

Regioni dialogano con Aft e non con i sindacati. Sos dai medici di famiglia in Campania

«Il contratto ha forza di legge tra le parti. Pertanto, le convenzioni tra sindacati più rappresentativi non consentono di pretendere compiti che non siano stati fatti oggetto di trattativa». A parlare è Carlo Iannotti

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«Il contratto ha forza di legge tra le parti. Lo dice l’articolo 1372 del Codice Civile. Pertanto, le convenzioni – nazionale, regionali, aziendali – tra sindacati più rappresentativi dei medici e controparte non consentono a nessuna misura, ordine di servizio, circolare, nota Aifa, di pretendere – in questo caso dai medici di famiglia – compiti che non siano stati fatti oggetto di trattativa». A parlare è Carlo Iannotti, presidente revisore dei conti del Sindacato Medici Italiani (SMI). Motivo del contendere la richiesta ai coordinatori delle aggregazioni funzionali dei medici di famiglia della Regione Campania di trascrivere sulla piattaforma SaniArp i piani terapeutici redatti dagli specialisti nelle altre regioni. Un’incombenza che chiede tempo, ma che ha un risvolto: la Regione chiede ai farmacisti di dire ai pazienti che si presentano da loro con piano terapeutico “forestiero”, di rivolgersi al medico curante. Che diventa cruciale nell’erogazione di un diritto, di un livello essenziale di assistenza. «Ma questo non dovrebbe accadere», spiega Iannotti. «L’onere di trascrivere i piani terapeutici extra-regione non è previsto per noi da nessun accordo nazionale o regionale. Quindi la richiesta non va indirizzata alle Aft, ma ai sindacati». Le Aft, che in questi giorni le regioni chiedono ai medici di formare, da Torino a Catanzaro, per Iannotti in alcune realtà si vorrebbe sostituissero i sindacati medici. E questo non deve né può accadere.

«Per restare in tema di piani terapeutici – aggiunge Iannotti – che i mmg debbano redigerli in luogo del collega specialista non è previsto dai contratti nazionali e regionali. Eppure l’Aifa ci pone questa richiesta su anticoagulanti orali in nota 97 e antidiabetici in nota 100, che ci fanno perdere molto tempo. Ma il piano terapeutico nasce in capo allo specialista affinché questi definisca le condizioni di rimborsabilità di un medicinale: dal punto di vista logico, se quelle condizioni si fanno definire autonomamente al medico di famiglia vuol dire che non ce ne sarebbe più bisogno. Certo si può dire che in assenza di specialisti la prescrizione del mmg favorisce l’accesso alle cure. Saremmo dei “tappabuchi”. Tuttavia, il mmg può redigere il piano, non è tenuto a farlo. Lo dicono le stesse note Aifa. Allorché redigiamo un piano terapeutico, tra l’altro, si configura una presa in carico non dichiarata di pazienti specialistici da parte del medico di famiglia, al quale si chiede il monitoraggio di parametri specifici. Un monitoraggio che poi il medico deve offrire, consapevole che sua è la responsabilità prescrittiva con tutte le conseguenze del caso». A Doctor 33, Iannotti ammette che il tema è controverso, i pazienti comunque stanno fruendo di un servizio prezioso sulle note 97 e 100. «Ma attenzione, il nostro compito è sorvegliare gli esiti di cura sul paziente. Per fare l’esempio dei NAO, noi non siamo necessariamente buoni medici se per spirito di servizio accettiamo di svolgere i compiti di specialisti che non si trovano, né siamo buoni medici se per evitare attese al paziente soprassediamo sulla necessità di valutare, con nostri mezzi, la fibrillazione atriale, o di verificare dopo la somministrazione la funzionalità renale. Non si può pretendere che prescriviamo senza aver fatto una diagnosi specifica. Se succede qualcosa in assenza di constatazioni obiettive, siamo passibili di denuncia. Stessa cosa per la nota 100». Iannotti sa che un paziente non può attendere per mesi uno specialista che non c’è. «Ben altro sarebbe se la nota Aifa fosse recepita dai sindacati, facendo pesare agli iscritti pro e contro. In quelle sedi si esprime la voce delle categorie di lavoratori, fin dal 1824, quando nacquero le Trade unions nel Regno Unito per garantire la sostenibilità delle condizioni produttive. Il rischio oggi è che le aggregazioni diventino interlocutori alternativi dell’Asl per aggirare gli accordi sindacali».

I sindacati potrebbero chiedere di tornare indietro e sottoporre a un referendum le nuove norme Aifa che attribuiscono ai medici di famiglia compiti sui piani terapeutici? «Sì. Ove la norma generasse equivoci, facendo supporre che il medico è “segretario” di altri professionisti, il sindacato come istituzione contraente della convenzione potrebbe decidere se riservarla alla trattativa convenzionale o addirittura non accettarla. Oggi il paziente è esasperato dalle lunghe attese preferisce che il piano terapeutico lo compili il mmg, ma il problema di fondo è lo specialista che non c’è. In nome delle carenze noi non possiamo stravolgere il nostro lavoro».

È illegale se l’Asl lancia sperimentazioni solo con i medici che hanno alle spalle un “plus”, come una cooperativa di servizio per le cronicità o una specializzazione? «Le sperimentazioni gestionali sono materia di contrattazione sindacale, non con la cooperativa. Ma è vero che nelle aggregazioni cresce il numero di colleghi, alcuni giunti tardi alla medicina generale, che antepongono lo spirito di servizio e la semplificazione burocratica alle reali necessità del paziente, obbedendo alle richieste dei manager senza chiedersi dove stia la ragione. Io credo che il nostro lavoro sia altro e noi tutti come classe medica non possiamo accettare passivi ulteriori ingessature».

Mauro Miserendino

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