Professione medica
Università, come scegliere le sedi per avere più chance di lavoro a un anno dalla laurea. Focus su medici e professioni sanitarie
Se vuoi trovare più facilmente lavoro e diventare medico o infermiere meglio i medi, i medio-grandi e, tra i “Mega”, Padova e Bologna: insegnamenti top e dopo un anno più alte chance di contratto. Ecco la classifica Censis
Per trovare più facilmente lavoro, se si vuol diventare medici o infermieri, o tecnici sanitari, è meglio scegliere un ateneo non in base alla fama o alla latitudine, ma alla grandezza. E non prenderlo troppo grande, o la possibilità di spiccare il volo si diluisce un po’. Meglio i medi, i medio-grandi e, tra i “Mega”, Padova e Bologna: insegnamenti top e dopo un anno più alte chance di contratto. Per costruire la 24ma Classifica che dà un punteggio a tutte le Università italiane, area per area, Censis ha usato sei indicatori: borse di studio disponibili, comunicazione, internazionalizzazione, servizi, strutture ed occupabilità, cioè, tasso di laureati che ad un anno trovano lavoro.
La 26ma classifica Censis
L’istituto analizza atenei, statali e non, suddivisi per taglia e attribuisce un punteggio ai sei indicatori citati facendo una media. Ma altre variabili entrano in gioco nel valutare la resa degli insegnamenti. Ad esempio, i rapporti internazionali e le chance di progressione di carriera. I corsi di ciascuna area disciplinare, a loro volta sono raggruppati a seconda si considerino le lauree triennali, le magistrali a ciclo unico e le magistrali biennali indipendentemente dalla taglia dell’ateneo. Partiamo dalla classifica generale di Mega atenei (oltre 40 mila iscritti), Grandi atenei (da 20 a 40 mila iscritti), Medi (10-20 mila iscritti) e Piccoli (sotto i 20 mila iscritti). Le principali testate i giorni scorsi hanno dato risalto a come tra i “Mega” l’Università di Padova abbia superato al primo posto, con un punteggio di 89,5, l’Alma Mater di Bologna e la Sapienza di Roma, ora rispettivamente seconda e terza. Al 4° posto sale l’Università di Palermo (83,8), che guadagna 3 posizioni sul 2023, seguita dalla Statale di Milano (83,2), stabile al 5° posto; Pisa retrocede in sesta posizione (82,8). Settima nella graduatoria è Torino con 82,7 punti, seguita da Firenze e Napoli Federico II. Tra i Grandi atenei si colloca al vertice l’università della Calabria con 92,2 punti, e supera l’Università di Pavia ferma a 89,5. Terza è l’Università di Perugia (87,7), seguita da Parma (87,2) e Cagliari (86,5), al 4° e 5° posto. Sesta come un anno fa Salerno (, seguita da Milano Bicocca e Roma Tor Vergata. Nona Modena Reggio Emilia e decima Genova. Tra i Medi atenei resta prima Trento con 94,5 punti seguita come un anno fa da Udine (93,2) e Sassari (91,7), che guadagna una posizione. Avanza l’Università Politecnica delle Marche, subito sopra Siena. Tra i Piccoli, prima è l’Università di Camerino, con 98,8 punti, seguita dall’Università della Tuscia. Tra gli atenei non statali la triade vincente è Roma Luiss (96 punti), Milano Bocconi (92) e Milano Cattolica (78,2). Sempre Milano guida la speciale classifica dei Politecnici con 98,7 punti), seguita da Torino e Bari.L’occupabilità
Molto in questa classifica pesano i servizi offerti, dove tra i Mega è leader Pisa seguita da Firenze e Padova, e poi le borse, le collaborazioni internazionali. Ma pesa molto l’occupabilità, e qualche ateneo supera il 100% percentile, andando oltre le aspettative più alte. Tra i Mega è in vetta l’Università statale di Milano con 92 punti, seguita da Padova con 91, Firenze con 90, Bologna e Pisa con 89 e Roma Sapienza con 88. Per i Grandi è in cima Modena-Reggio Emilia con 101 punti, seguita da Ferrara, Milano Bicocca e Verona con 96 punti e Roma Tor Vergata con 94. Per i Politecnici Bari, in vetta con 110 punti e seguita da Milano e Torino con 108, smentisce la tesi che si trovi lavoro più di frequente laureandosi al Nord. Nei Medi la Lombardia piazza tre nomi ai primi cinque posti: Brescia (107 punti), più Insubria e Bergamo a 4° e 5°, al 2° posto UniMarche, e al 3° Udine. Tra i Piccoli, Camerino è salda in testa con 98 punti, Tuscia e Molise dietro. Ma che punteggi hanno ottenuto i corsi Medicina tra i sei a ciclo unico monitorati e Professioni sanitarie tra i 15 triennali? Gli indicatori di qualità qui sono due, progressione di carriera dei laureati e rapporti internazionali. Su Medicina e chirurgia, la taglia ideale è “media”: Pavia è prima con un punteggio di 109,5, seguita da Milano Bicocca (migliore per progressione di carriera) con 100,5. Sotto i 100 punti seguono Bologna e Milano Statale, poi Padova. Sui rapporti internazionali, Pavia è seguita a sorpresa da Foggia, quindi vengono Perugia e Bologna. Per le professioni sanitarie (lauree triennali) superano i 100 punti Udine (prima), Modena Reggio Emilia, Bologna e Foggia. I grandi atenei però riguadagnano la vetta con Padova quanto a chance di carriera, seguita da Udine, dalla “piccola” Università dell’Insubria, da Milano Bicocca e da Bologna. Sui rapporti internazionali vince Udine seguita da Urbino, Foggia, Modena Emilia Romagna.Il 24° Rapporto Alma Laurea
In questi giorni, proprio sulle ventidue professioni sanitarie, il 26° Rapporto Alma Laurea ci dice che i laureati infermieri, tecnici, fisioterapisti etc si confermano anche nel 2023 i professionisti con più chance di lavoro, a un anno dalla laurea, rispetto a tutti gli altri con laurea triennale. Ma il tasso di occupazione scende di due punti. I dati rielaborati in un articolo sul Sole 24 Ore da Angelantonio Mastrillo, docente UniBo e Segretario della Conferenza Nazionale dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitari, evidenziano che, se nel 2023, ha trovato lavoro il 76,8% dei 12331 rispondenti all’indagine, su un totale di 16242 laureati nel ’22, l’anno prima aveva trovato lavoro a un anno il 78,5% dei laureati 2021. C’è un calo dell’1,7%, lieve. Si sta meglio che negli altri gruppi disciplinari. Nel complesso su un totale di 113.811 sondati (su quasi 154 mila laureati di 1° livello nel 2022), gli occupati “generali” sono giusto il 38,5%, cioè 43.817. In calo di un 2% sull’anno prima. Il problema è che il numero di occupati è in calo in tutte le discipline, tranne i servizi sociali (dove i tassi di occupabilità a un anno restano però sotto il 50%). E sono in calo gli occupati nella coorte più numerosa, gli infermieri, di 2,2 punti: dal 79,9% dei laureati 2021 si passa al 77,7% dei laureati 2022; nelle professioni della riabilitazione il calo scende allo 0,8% e nella prevenzione sale al 4,2% (da un tasso del 76,8% di occupati ad uno del 72,6%, ma lo scorso anno era salito di 10 punti). Stabili le professioni tecniche con il 74% di occupati.
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