I medici fiscali, quelli dei controlli sui lavoratori assenti per malattia? Sono sempre meno, adesso circa 600. Le regole sull’incompatibilità previste dal nuovo contratto li hanno falcidiati. Inoltre, molti erano vicini all’età pensionabile: sono andati via, e si fa fatica a rimpiazzarli. Soprattutto perché l’accordo nazionale del 22 ottobre 2022 con l’Inps, datore di lavoro, ha limato alcune voci del compenso. E lo stipendio si è ridotto, anche di un terzo. Una situazione che si riverbera sulle visite: sono sempre di meno. «I datori di lavoro di molte aziende si lamentano perché i controlli richiesti non sono effettuati per i problemi, in qualche area, a reperire personale», spiega Rossella Cascetta, Presidente Associazione Tutela Medici Fiscali, nuova sigla rappresentativa di categoria.
I medici fiscali - «A un anno dall’entrata in vigore dall’accordo del 1 luglio 2023 i problemi che si sono generati su incompatibilità e compensi non solo hanno causato un calo nel numero dei medici, e quindi delle carenze di personale in alcune zone, ma stanno provocando problemi alla contribuzione dei medici rimasti. Una contribuzione che è destinata all’Enpam». Cascetta nelle prossime settimane dovrebbe incontrare i vertici della Fondazione per esporre i problemi dell’attuale accordo nazionale, «presentato un anno fa come innovativo e tutelante per i medici, ma purtroppo rivelatosi di tutt'altra fattura». In effetti, le incompatibilità si sono aggravate. Prima i medici di famiglia potevano svolgere attività di medici fiscali Inps lavorando part-time nel territorio di un distretto diverso da quella dove erano convenzionati con il Servizio sanitario e mantenere gli assistiti. Adesso l’incompatibilità è a livello provinciale. Non è tutto. «Gli stipendi sono decurtati di circa il 30%, comprese le voci apparentemente migliorative» aggiunge Cascetta. «da una parte siamo pagati a prestazione con un fisso che tale non è perché l’importo è ridotto di 80 euro per ogni giorno non lavorato, anche causa malattia o qualsiasi altro impegno, corsi ECM inclusi. Anche gli importi dei rimborsi chilometrici si sono ridotti, e per l’usura auto. Infine, come se non bastasse è stato imposto il pensionamento dalla convenzione Inps a 70 anni mentre il Servizio sanitario dava ai medici di famiglia la chance di arrivare volontariamente a 72 anni». Risultato: «Mancano medici per eseguire visite fiscali e soprattutto quelle obbligatorie per legge. Pochi sono quelli che rispondono ai bandi locali e al bando nazionale. Molti medici dichiarati incompatibili sarebbero pronti a lavorare di nuovo, ma il processo di reintegro è lento, anche se tutte le parti in causa (Inps, sindacati etc) a parole si dicono d’accordo». Esodi e riduzione del tenore di vita creano danni sia ad Enpam, «ente al quale versiamo i contributi per le nostre pensioni, proporzionali ai compensi percepiti (se i contributi si riducono ci saranno meno risorse per erogare le pensioni, che costruiamo con i versamenti attuali) sia ad Inps perché in alcune situazioni è difficile avere personale persino per le visite obbligatorie chieste dalle aziende sui lavoratori».
I medici delle commissioni - Non è tutto: sono pochi anche i medici delle commissioni Inps, specialisti (circa 800) che si occupano nei Centri Medico Legali di accertare l’invalidità civile e delle attività medico-legali affidate all’Inps in materia previdenziale e assistenziale; anche l’accordo di questi ultimi è del 2022, ma fa fatica ad essere applicato. A inizio mese la segreteria di settore Fimmg-Inps ha denunciato “inadempienze contrattuali, una intollerabile disorganizzazione e una inutile rigidità del servizio nell’articolazione dell’impegno orario settimanale da parte dell’Istituto”, e ha accennato problematiche pratiche di una certa gravità nei sistemi di pagamento dei medici. La prospettiva di un’interlocuzione propositiva si potrebbe tuttavia concretizzare in questi giorni.