Se non si risolverà l'emergenza della carenza di medici di famiglia, questa figura “potrebbe nel breve tempo non esistere più per milioni di persone e scomparire”. È l’allarme lanciato dal segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), Silvestro Scotti, in occasione della Giornata mondiale del medico di famiglia. “Sono già previsti per i prossimi anni migliaia di medici di medicina generale in meno, a causa della errata programmazione degli anni passati, ma il fenomeno si aggraverà perché molti medici si dimettono per burnout dopo pochi anni dall'avvio della propria attività professionale e sempre meno laureati si avvicinano al mondo della medicina generale", dichiara.
Il sindacato dei medici di famiglia "ringrazia tutti i cittadini per la fiducia confermata dal recente sondaggio Ipsos: il 70% degli italiani ha riferito un gradimento elevato per il proprio medico di famiglia (rispetto al 45% di gradimento rivolto al Servizio sanitario nazionale) e il 77% ritiene il medico di famiglia il principale punto di riferimento per la sua salute". Ma avverte anche la necessità di una risposta della politica ai problemi che attanagliano la professione. "Per rendere attrattiva la professione, incrementare gli ingressi e scongiurare le dimissioni prosegue Scotti occorre che la politica cavalchi il consenso che ha dalla popolazione la medicina di famiglia, e affronti subito tutti i temi che da anni Fimmg rilancia come priorità su cui intervenire". Il segretario della Fimmg rilancia alcune proposte: "Favorire l'autonomia organizzativa della medicina generale attraverso il lavoro in team e il supporto del personale di studio, a partire da quello amministrativo e infermieristico; rendere la medicina generale disciplina del corso di laurea e corso di specializzazione; semplificare o dove possibile abolire tutti quei processi amministrativi che hanno affollato la nostra attività di burocrazia a discapito della cura delle persone; sbloccare i fondi già previsti e attivare le norme da Acn perché i medici di famiglia, aumentando la loro intensità assistenziale e la loro professionalizzazione attraverso la strumentazione diagnostica di primo livello, siano utili a semplificare gli iter diagnostico-terapeutici, migliorare i modelli di presa in carico e ridurre drasticamente le liste di attesa per le rispettive prestazioni". "Senza urgenti interventi in questo senso conclude Scotti tra qualche anno la Giornata mondiale del medico di famiglia si festeggerà per ricordare quello che avevamo e non abbiamo più".
A fare eco all’appello di Scotti è anche Giovanni Senese, segretario regionale Smi Campania. "Troppi adempimenti burocratici, carichi di lavoro eccessivi ben oltre l'orario di studio, senza il riconoscimento di ferie, malattie e tredicesima, e aggressioni fisiche e verbali allontanano i giovani colleghi dalla nostra professione", dichiara. "Molti colleghi lasciano prima dell'età pensionabile sottolinea in una nota un segnale allarmante soprattutto in Campania dove tra qualche anno il numero dei medici che lasceranno la medicina generale sarà certamente maggiore rispetto ai nuovi ingressi". "È necessario ridurre i carichi burocratici chiede e consentire ai medici di medicina generale di dedicarsi alla cura delle cronicità e della prevenzione, in modo prioritario. Aggiungere invece ulteriori adempimenti, riducendo il tempo disponibile al professionista medico oltre il normale orario di lavoro, porterà, se non si interviene, alla fine della professione del medico di famiglia, con tutte le ripercussioni sulla salute pubblica".