Professione medica
Università
14/02/2024

Scuole specializzazione, a Torino aperta indagine su standard accreditamento

Gli specializzandi tornano a sollecitare la ricostituzione dell’Osservatorio sulla Formazione Specialistica, organo interministeriale preposto a determinare gli standard per accreditare strutture universitarie

Oncologia

Gli specializzandi tornano a sollecitare la ricostituzione dell’Osservatorio sulla Formazione Specialistica, organo interministeriale preposto a determinare gli standard per accreditare strutture universitarie e ospedaliere per le singole specialità e verificarne i requisiti di idoneità. Il motivo è l’ennesimo fatto di cronaca, scuole di specializzazione inidonee dove i dati vengono falsificati. Questa è l’ipotesi accusatoria dopo che la Procura di Torino ha aperto un’indagine sulla Scuola di Medicina legale della città.

L’indagine dei Nas, aperta a marzo 2022 e durata quasi due anni, ha portato alla sospensione della scuola per l’anno accademico 2023-24 e agli arresti domiciliari dell’ex direttore Giancarlo Di Vella nonché al decreto di perquisizione per un secondo docente. L’accusa è aver cercato di nascondere il mancato raggiungimento degli obiettivi formativi cui è legato l’accreditamento, attestando attività mai eseguite ed inducendo in errore Università di Torino, Ministeri di Università e Salute e soprattutto Osservatorio Nazionale per la formazione medico specialistica. Nelle indagini sono stati sequestrati i telefonini degli indagati, dispositivi informatici e ampia documentazione ritenuta utile. Secondo l’ipotesi accusatoria, tra l’altro, gli specializzandi avrebbero svolto mansioni al posto dei loro docenti, che sarebbero stati “gonfiati” i dati delle prestazioni svolte, falsificati fogli delle firme. Gli esposti, su fatti risalenti anche al 2017, racconterebbero del Di Vella che attestava la presenza in struttura quando era altrove, di accessi all’obitorio impediti, medici estromessi dal corso, badge ritirati.

Da anni, l’Associazione Liberi Specializzandi guidata da Massimo Minerva denuncia che molte scuole di specializzazione sono accreditate dalle istituzioni pur non avendo i requisiti. A novembre 2018 il Corriere della Sera raccontò delle 41 scuole su 1123 (oggi 1440) che “aggettavano” su ospedali sprovvisti delle unità operative dove si sarebbe dovuta svolgere la formazione. Esempio: alle scuole di Medicina di Urgenza delle due Università di Napoli non corrispondevano sedi ospedaliere principali con Pronti Soccorso funzionanti; la Scuola di Ginecologia dell’Università la Sapienza di Roma aveva quale riferimento all’ospedale Sant’Andrea di Roma dove non c’era Unità operativa di Ostetricia; problemi simili si registravano a Roma al Biocampus, a Chieti, a Catanzaro. Da allora, altre denunce sono finite in cronaca tra Napoli, Milano, Verona ed altre sedi. Con storie disparate, dai giovani medici che operano senza vedere un tutor ai loro colleghi che prenotano esami al posto dei dipendenti amministrativi. «Dal punto di vista del metodo, non è cambiato praticamente nulla, si continuano ad accreditare scuole che non hanno i requisiti di legge, continuando una “tradizione” annosa» scriveva Minerva due anni fa. E spiegava come le Università tengano all’accreditamento delle Scuole in sostanza per tre ragioni: il prestigio della sede e del docente, la possibilità per l’ateneo di incamerare le tasse universitarie, la chance per gli ospedali di utilizzare gli specializzandi come “forza lavoro” per coprire carenze di personale senza doverli pagare (è lo Stato a caricarsi della borsa di studio).

Eugenio Gaudio, già rettore della Sapienza, e presidente dell’Osservatorio attualmente in carica, ha sottolineato ancora lo scorso autunno come non sia possibile che i reparti siano composti da soli specializzandi. E ha assicurato: «Sul mancato rispetto dell’orario di lavoro, tutte le segnalazioni che arrivano vengono processate e l’Osservatorio invia quelle riscontrate a chi deve far rispettare le norme». Dall’ALS, peraltro, si sottoline come sia atteso l’insediamento di un nuovo osservatorio in quanto nell’attuale l’università risulta sovra-rappresentata. Scrive Minerva sul sito als-fattore2a.org: «In base al Dlgs 368/99 questo organo interministeriale «è composto da: un presidente designato di concerto dal Ministro della Salute e dal Ministro dell’Università; tre rappresentanti del MUR; tre del Ministero della Salute; tre presidi di Facoltà di Medicina designati dalla Conferenza permanente dei rettori; tre designati dalla Conferenza delle Regioni e tre rappresentanti di specializzandi. A causa delle scelte dei ministeri, i membri della componente universitaria che dovrebbero essere tre, «sono diventati otto e rappresentano quindi la metà dei componenti». Laddove «la componente degli specializzandi è assente per le dimissioni dei rappresentanti designati nel 2020, per incomprensibili ragioni non sostituiti. Quindi, di fatto, le Università effettuano i controlli sulle Università».

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