"Condividiamo la forte preoccupazione espressa dai sindacati medici Anaao-Assomed e Cimo-Fesmed e dalle Confederazioni Cosmed e Cida sulle notizie di stampa che vedrebbero, in Manovra, una norma di adeguamento in ribasso delle aliquote di rendimento delle gestioni previdenziali dei medici. Invitiamo il Governo, che ieri ha chiesto, con una nota, di non considerare valide le bozze del disegno di legge attualmente circolanti, a chiarire la sua posizione e, nel caso, a modificare un provvedimento che penalizzerebbe in maniera severa oltre 50mila medici, spingendo coloro che ne hanno i requisiti ad abbandonare in massa, prepensionandosi, il Servizio sanitario nazionale". Lo dichiara Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo).
Il numero uno dei medici italiani interviene con una nota a sostegno delle organizzazioni sindacali dei medici dirigenti del Ssn, in merito ai tagli alle pensioni che sembrano emergere dalle bozze del Ddl Bilancio circolate in questi giorni. Bozze da cui ieri il ministero dell'Economia e delle Finanza ha preso le distanze, ricorda la Fnomceo, definendole "non attendibili". Anelli spiega che "questa ipotesi di legge andrebbe a incidere, ridimensionandola pesantemente, sulla quota retributiva della pensione, quella riguardante i contributi versati prima del 1996. La perdita che questa disposizione causerebbe alle pensioni, come stimata da Anaao-Assomed, arriverebbe sino a un quarto dell'assegno pensionistico. La norma interesserebbe, a vario titolo, la platea di chi, tra i medici dirigenti del Ssn, ha iniziato a lavorare negli anni compresi tra il 1981 e il 1996, quindi almeno 50mila colleghi".
"Oltretutto, tra loro - precisa il presidente Fnomceo - quelli che si vedrebbero decurtare maggiormente la pensione sono proprio coloro che, potenzialmente, hanno già maturato i requisiti per andarsene: l'effetto non potrà che essere quello di un abbandono del Ssn, prima che la norma entri in vigore, anche da parte dei medici che avrebbero voluto continuare a lavorare". Da qui la richiesta al Governo di "un chiarimento e una rassicurazione. Questo clima di incertezza - ammonisce Anelli - non giova ai medici, alla loro serenità, e non giova nemmeno al Servizio sanitario nazionale, che corre il pericolo di perdere ulteriore, prezioso, capitale umano. Chiediamo al Governo di ascoltare i medici, ripristinando quel rapporto di fiducia che rischia di essere minato nelle sue fondamenta da un provvedimento che cambierebbe tutti i piani di lavoratori che si prendono cura della salute dei cittadini e, come ricordano Cida e Cimo-Fesmed, rientrano in quel 13% che si fa carico del 60% dell'Irpef".